lunedì 19 ottobre 2009
31 agosto Venezia
Eccoci qua infine, oggi il viaggio si conclude.
Anche se mancano ancora molte ore all’ritorno a Venezia, si conclude il viaggio per come l’abbiamo concepito e vissuto durante tutti questi giorni.
Il volo di rientro non è già più viaggio, e’ la solita routine del rientro dalla ferie che ognuno di noi e di voi ha già vissuto. Il controllo del check-in, l’imbarco dei bagagli, l’attesa del volo e della coincidenza sono tutte cose trite e ritrite.
Ma in fondo che cos’è un viaggio?
È solo vedere paesaggi, persone o cose nuove? O è forse anche un motivo di crescita, arricchimento attraverso il confronto con chi ci sta intorno, siano essi compagni di viaggio o abitanti dei luoghi che si attraversano?
Per noi di sicuro vale la seconda ipotesi. Per questo anche se a prima vista sembriamo tristi per l’imminente ritorno alla vita di tutti i giorni, in cuor nostro sappiamo che in realtà il nostro viaggio non finirà mai, tutte le esperienze e i problemi affrontati e superati durante questo mese ci hanno resi più consapevoli delle nostre capacita e più sicuri di fronte alle avversità.
Ci crediate o no, stare in fila per 5 ore nella steppa kazaka in attesa di un controllo o 10 ore nel cortile di una sperduta dogana cinese, sono cose che ti restano dentro e non se ne vanno più.
E che ti fanno sembrare le attese alla posta o al supermercato (che prima ognuno di noi mal sopportava) come delle cose da prendere col sorriso, da considerare per quello che sono, cioè pochi istanti rispetto allo scorrere del tempo e alla nostra percezione di questo fluire.
Perché anche il tempo, ora non lo sentiamo più come lo sentivamo prima di partire. Il tempo deciso dall’uomo in realtà non esiste più per noi, il minuto in più o in meno che per molti significa vita o morte non ha più nessun senso. Il tempo non è altro che un grande insieme di istanti dentro i quali ci si deve mettere quanta più vita possibile, senza lasciarsene sfuggire nemmeno uno.
Noi possiamo dire di averlo fatto, di aver abbandonato i soliti schemi che dividono in giorni, ore e minuti e di avere regalato alle nostre vite infiniti secondi traboccanti di vita.
Come il tempo anche i luoghi attraversati sono ormai un unicum ininterrotto, un filo sottile ma resistente che nemmeno le ridicole barriere imposte dall’uomo sono riusciti a dividere.
E poco importano i tanti cancelli, reti o i tanti timbri e visti nei nostri passaporti: una montagna fra Turchia e Iran o un deserto fra Turkmenistan e Uzbekistan, resteranno sempre e solo una montagna o un deserto, per chi come noi se li è sentiti sulla pelle e negli occhi. Il resto sono solo chiacchere, tentativi dei vari stati di darsi una legittimità facendo credere di potersi appropriare di cose che non riusciranno mai ad avere.
Restano i popoli, quelli si, e ancora di più le persone che formano questi popoli. Persone che ci siamo accorti ancora una volta, siano essi serbi, turchi, kazaki, o cinesi in uno qualsiasi dei villaggi in cui ci siamo fermati, hanno gli stessi tratti delle persone di tutto il mondo, abbiamo trovato il vecchio saggio, il taciturno, l’ubriacone, il bambino sorridente. E non per una loro naturale predisposizione all’accoglienza o per una innata bontà rispetto a noi, ma perché, vivendo con uno stile di vita ancora semplice e genuino, hanno conservato quella spontaneità nel comportamento umano che noi, con tutte le maschere che ci siamo attaccati o che ci siamo fatti attaccare addosso, abbiamo ormai perso, come abbiamo perso gran parte del piacere della naturalezza del vivere, sia nei modi che nei sentimenti.
Non siamo più quelli di prima ormai, e anche se noi siamo e resteremo sempre veneti, dopo questo viaggio, una parte di noi sarà anche serba, bulgara, turca, iraniana, turkmena, uzbeka, kazaka, cinese.
I mondi che si sono dischiusi al nostro passaggio resteranno per sempre dipinti e scolpiti dentro di noi e, lasciateci illudere, forse anche ad ogni persona che abbiamo incontrato, rimarrà nel cuore un po' di veneto.
Ostrega in tour è finita, andate in pace…ma no massa distanti!
30 agosto - Beijing day IV
L’unica cosa che accomuna (quasi) tutti è il passaggio all’ufficio postale per spedire a casa tutti i souvenir comprati durante il viaggio, e sono molti!
L’impresa si preannuncia ardua (siamo quasi orfani dei nostri interpreti di fiducia) ma fortunatamente un impiegata che conosce la lingua inglese ci risparmia ore di fatica assicurata e in breve riusciamo a sbrigare tutte le faccende.
Alla sera ci ritroviamo per andare a mangiare nel ristorantino (è un eufemismo, in realtà a xe na grea sul marciapiede fuori da ogni standard Ulss) accanto all’albergo, dove ci preparano un tavolo sul marciapiede e per la bellezza di 4 euro a testa ci imbottiscono anche le unghie dei piedi di cibo e birra.
Poi di nuovo in centro, nel solito quartiere di San li Tu, per goderci l’ultima notte pechinese. Verso le 3 gli ultimi di noi festeggiano la fine della permanenza in Cina ordinando una terrina piena di Mojito, e chiudendo in bellezza le avventurose notti cinesi.
29 agosto - Beijing day III
con l’occasione riusciamo anche a vedere una buona parte della città compresa la parte costruita per le Olimpiadi dello scorso anno. L’impressione è notevole. Lo stadio, il famoso nido d’uccello, è veramente emozionante sia per le forme che per la struttura architettonica, e così pure il Water Cube, lo stadio del nuoto, che di notte si illumina dall’interno. Ma oltre a Questo ci sono anche una serie di edifici meno noti ma non per questo meno impressionanti.
Al terzo giorno a Pechino però quello che ci stupisce più di tutto sono le condizioni climatico-ambientali della città. Stando ai racconti dei nostri China-Boys e di altri amici qui residenti, avremmo dovuto trovare smog, cielo grigio e afa soffocante. Nulla di più sbagliato: per il terzo giorno di fila troviamo un cielo azzurrissimo, una brezza continua e rinfrescante e aria respirabilissima. Che sia il frutto dell’opera di abbellimento della città attuata per le Olimpiadi? O solo un caso fortuito?? Non lo sappiamo e francamente nun ce ne po’ fregar de meno come dicono a Vipiteno…dopo tante fatiche pensiamo solo a goderci il più possibile questo clima..
Finalmente arriviamo alla Muraglia: l’emozione di tutti è grande, è uno dei monumenti mondiali che ognuno di noi vorrebbe visitare almeno una volta nella vita, e a ragione! L’opera è veramente imponente per la lunghezza e per il luogo in cui si trova: cingere con un muro alto circa 3-4 m chilometri e chilometri di montagne impervie non deve essere stata una passeggiata per quei tempi. Fortunatamente i lavori sono stati fatti nel pieno rispetto delle normative anti-infortunistiche sul lavoro e dei minimi sindacali di paga e orario dell’epoca, che possono riassumersi nella frase “o te a tiri su o te tiremo zo!”.
Passiamo li circa 2 ore, dopo esserci sfiniti per raggiungere la vetta più alta. Il ritorno lo assaporiamo, manco a dirlo, in religioso silenzio, per contemplare le meraviglie architettoniche e la profonda cultura con cui ci siamo confrontati in questi giorni e soprattutto perché prendiamo tutti sonno.
Al ritorno poi ci dividiamo e ognuno se ne va o a visitare, o a fare shopping o a riposare
Ma l’evento del giorno è senza dubbio la partecipazione di alcuni di noi al torneo che mete in Palio l’Ostrega Cup, organizzato da italiani residenti nella città di Pechino:
Radio Ostrega! tutto il calcio minuto per minuto ha seguito l’evento per voi. Ecco la nostra formazione scesa in campo allo Stadio Lenato Culi di Beijing: Salvego, Cais, Guidolin, Marotta, Simioni, a disposizione Pigatto. Tempo splendido, ottimo il manto erboso (è dipinto sul cemento, te credo chel xe perfetto!). Ma sentiamo dalla viva voce dell’allenatore-giocatore, Mister Guidolin come si sono svolti gli incontri:
“Purtroppo le precedenti dichiarazioni del Cais ("Il calcetto sono io!") avevano reso il clima infuocato e non hanno consentito uno svolgimento sereno del torneo. In ogni caso, ci siamo giocati la finale fino all'ultima partita, dimostrando un gioco robusto ed aromatico che la stampa ha già denominato calcio-Raboso.Cito, per tutti, l'articolo della Gazzetta dello Sport:
"Le bollicine di Simioni, il bouquet di Cais, il terroir di Marotta, il tannino di Pigatto, il barrique di Guidolin, il Salvego millesimato hanno garantito alla cantina Ostrega! un'annata di buon livello, seppure senza centrare i 3 bicchieri.
Un calcio da abbinare a cacciagione e a formaggi erborinati."
Bene, colorito ma chiarissimo come sempre il linguaggio di Mr Guidolin, sentiamo brevemente le dichiarazioni a caldo dei nostri eroi, cominciamo con “SONO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO”, il nostro esperto difensore Cais : E adesso ferie a Milano Marittima, Pippo arrivo!
Pigatto: Adesso le meritate ferie a Formentera, Bobo arrivooo!!!
Damiano: E adesso le agognate ferie a Sottomarina, Boscolo arrivoooo!!!
Ivan: E adesso le agognate ferie a Bibione, Selena arrivoooo!!!
Marotta: E adesso le agognate ferie a Bibione, Selena arrivoooo!!!”
Da Pechino è tutto, a voi studio.
28 agosto - Beijing day II
Ciao Barbi, ti aspettiamo!!
La mattina intanto una nostra delegazione si reca all’università dove è attesa per un incontro con i docenti e gli studenti; l’incontro si svolge in un clima di grande cordialità e si conclude con l’usanza tipicamente cinese dello scambio dei doni. La giornata poi prosegue con l’incontro con l’ambasciatore italiano in Cina, S. E. dott. Riccardo Sessa. A parte i primi cordialissimi contatti l’impressione che ne riceviamo non e’ delle migliori. Infatti l’ambasciatore, dopo che 32 giovani (di corpo o di spirito) affrontano 13000 km in autobus per giungere fino a Pechino da Venezia, ritiene innanzitutto opportuno ricordare che un simile progetto è inutile ed è destinato a fallire perché, a suo parere, non ci siamo appoggiati concretamente alle istituzioni competenti, che ad onor del vero non sono molte, solo una: l’Ambasciata Italiana in Cina. Che purtroppo però nei due anni precedenti quando la contattavamo, evidentemente non aveva ancora i telefoni installati né i computer abilitati alla ricezione delle e-mail.
Noi preferiamo evitare inutili polemiche e continuare sereni per la nostra strada.
Nel pomeriggio, dopo che i nostri bravi sinologi hanno svolto una serie di colloqui bilaterali con alcune aziende cinesi interessate ai prodotti veneti, iniziamo a Piazza Italia l’evento finale di presentazione dell’intero viaggio.
L’evento, a cui partecipano delegazioni dell’ Ambasciata Italiana, dell’Istituto Commercio Estero, dell’Istituto Italiano di Cultura, dell’Università di Pechino e diversi italiani residenti nella capitale cinese, si svolge nel migliore dei modi e si conclude con un sincero applauso della platea a tutti i membri presenti in sala che in questo mese ha portato a termine un impresa così grandiosa.
A margine dell’evento l’Ass. Cult. Ostrega! ufficializza il suo gemellaggio, con tanto di scambio di gagliardetti (a dire il vero solo il loro perche noi non ce l’abbiamo) con Fogolar Friulan, l’associazione che unisce i friulani nel mondo. Ne siamo orgogliosi e cogliamo l’occasione per
cominciare la rincorsa alle altre 18 associazioni regionali d’Italia ( tipo Soc’me per l’Emilia Romagna, Minchia! per la Sicilia ecc.).
All’ora di cena parte l’assalto ai cibi italiani di Piazza Italia, dove molti di noi hanno l’occasione di gustare finalmente le nostre delizie culinarie.
Dopo succede il finimondo, la sala dell’evento si trasforma in una pista da ballo e grazie a 4 microfoni e musica a palla, tutti ci scateniamo fino allo sfinimento. Certo anche 4 casse di spumante, vino rosso e bianco, e alcune bottiglie di whisky e grappa ci hanno aiutato un po’, ma questo non diciamolo ai nostri amici iraniani…
Uscendo improvvisiamo un ballo a meta fra il flamenco e il tip tap sopra le nostre lastre d’acciaio dipinte, poi alcuni di noi sono trasportati a casa sulle loro gambe per cause di forza maggiore (e ancora al vaglio degli inquirenti) mentre altri continuano imperterriti nell’ennesima disco di Pechino.
27 agosto - Beijing day I
Molti di noi hanno già visitato la città, per cui c’è una sorta di “rompete le righe” non ufficiosa. Per chi vuole oggi è prevista una vista iniziale della città, per gli altri invece tempo libero.
La maggior parte ovviamente parte alla conquista della capitale cinese, sebbene i monumenti originali rimasti siano rimasti veramente pochi.
Ma ci sono cose che anche se piange il cuore vederle completamente rifatte si devono comunque vedere e una di queste è la Città Proibita, una vera e propria città nella città, capace di ospitare ai tempi d’oro più di 10mila persone fra funzionari, membri della famiglia reale e concubine. Le linee armoniche delle costruzioni lasciano senza parole e anche se ce le avessimo non ci capirebbero visto che nessuno di noi oggi parla cinese!
Già, anche questo va detto. Chi non parla cinese si sente veramente un analfabeta. Anche i viaggiatori più esperti devono arrendersi di fronte all’impossibilità di comunicare o di farsi capire senza usare la lingua cinese.
Da li ci spostiamo a piazza Tienanmen (ovvero Porta del cielo), teatro venti anni fa di sanguinosi scontri e dove si trova anche il mausoleo a Mao Zedong, il Grande Timoniere della Repubblica Popolare Cinese per oltre 25 anni.
Da lì, dopo una breve sosta per il pranzo a base di ravioli ( una delizia!!) ci spostiamo verso il Tempio del Cielo, altra magnifica costruzione antica nella città di Pechino.
Quindi chi vuole può andare o al mercato della seta o al bazar dei tarocchi dove alcuni di noi colgono l’occasione per comprarsi degli orologi Rollex, originali e garantiti, mica patacche!
Al tramonto siamo tutti nel cortile dell’hotel per dipingere ognuno il suo quadro con colori e lamine di acciaio come tela fornite dal nostro artista di fiducia, Robertinho de Bertazao de Castello Roganzuolo.
Per un oretta scarsa tutti ci sentiamo dei Picasso, e infatti a parte qualche eccezione, questo e’ anche il commento di molti ai quadri fatti.
Non essendosi per nulla spento l’entusiasmo dell’arrivo, ovviamente la serata si conclude in discoteca fino all’alba.
giovedì 27 agosto 2009
26 agosto 2009 Luoiang - Beijing (PECHINO)
Il viaggio socrre come tutte le nostre tappe. C'è chi dorme, chi legge, chi scrive, chi riguarda o arrangia foto e video, chi tiene compagnia agli autisti con due chiacchiere e una sigaretta, chi gioca a carte o chi, semplicementre, guarda fuori dal finestrino immerso nei suoi pensieri.
Il percorso è auostradale ed il paesaggio molto simile alla pianura veneta. Verde rigogliosa, ricca di piantagioni e di mais ... le steppe desertiche sono ormai alle nostre spalle.
Il viaggio continua quindi normalmente ma si avverte qualcosa di strano, nessuno porge più la fatidica domanda "quanto manca?", nessuno lamenta indolenzimenti o dolori, nessuno chiede più una piccola pausa.
Siamo tutti emozionati e contiamo e chilometri all'arrivo ...ma, nel contempo, un euforica tristezza naviga nell'aria, la consapevolezza che questa unica avventura sta per concludersi.
Gli ultimi cento chilomentri siamo tutti in piedi a guardare la strada ed a leggere nelle pietre migliari il decrescere dei chilometri che ci separano dalla fine del tratto autostradale e quindi da Pechino.
Improvvisamente Andrea si alza in piedi, commosso, e, preso in mano il microfono, informa tutti che siamo entrati nel sesto anello della capitale e che quindi, ufficialmente SIAMO A PECHINO!!!. Scoppia un'euforia incontrollata, Andrea percorre tutto l'autobus abbracciando forte tutti i compagni di viaggio. Ci fermiamo e scendiamo per abbracciarci, stringerci le mani, urlare, gioire, ringraziare Andrea e Tiziano che ci hanno portato sin qui, Matteo, Francesco ... tutti coloro i quali hanno reso possibile il realizzarsi di quest'impresa. Sono attimi di emozione fortissima e gioia incontrollata.
L'arrivo nella capitale viene coronato con il giro con l'autobus di Piazza Tienamen con relativa fotografia e sguardi sbigottiti dei passanti.
La sera aperitivo, cena, e serata in discoteca per festeggiare al meglio il nostro arrivo a Pechino.
25 agosto 2009 Xian - Luoiang
Per pranzo due spaghettini alla piastra (circa 6 etti a testa) ci fanno riprendere a pieno.
Oggi è il penultimo giorno di corriera ...
La tappa è piuttosto breve. Arriviamo nel pomeriggio a Luoiang ed andiamo subito a visitare le imponenti grotte con all'interno statue del Buddah.
Immancabile la navigata sul fiume azzurro da cui si può godere del suggestivo paesaggio di enormi statue del Buddah che ti osserva dall'alto.
Alla sera, finalmente, si mangia il mitico pentolone mongolo (in inglese hot pot).
Tavolo tondo imbandito con una tazzina, tre ciotole ed un piatto a testa. Al centro un pentolone con all'interno brodo di carne e verdura in piena ebollizione. Ciotoline di spezie e salsa di soia sparse per il tavolo.
Prima di tutto si beve una ciotola di brodo con aggiunta di peperoncino e coriandolo, poi i camerieri cominciano a portare le pietanze crude: capra, maiale, funghi, verdure, raviolini, spaghetti di soia, tofu ecc. che noi stessi inseriamo nel pentolone e portiamo a cottura per poi gradirli ancora bollenti stemperati leggermente nella salsa di soia.
Una cena indimenticabile.
Dopo la cena subito a letto. Bisogna essere riposati per domani.
24 agosto 2009 (Xian)
Impressionante!!
Un imperatore del 200 a.C. aveva pensato bene di portare con se il suo esercito anche dopo la morte.
Fece quindi riprodurre il suo esercito in statue di terracotta a dimensione naturale.
Ogni singolo uomo, amratura, armaa o cavallo.
L'esercito venne quindi interrato ai piedi della collina ove è stato sepolto l'imperatore.
A distanza di oltre duemila anni un cantadino nel 1974, per puro caso, trovò l'esercito, che, ad oggi, è in gran parte visibile mentre altre statue sono tuttora in fase di lavorazione per essere riportate alla luce.
Dopo la visita ci rechiamo a visitare il centro storico dei Xian, la città antica, con i suoi vicoli ed i suoi meravigliosi e suggestivi scorci, testimoni di un passato recente ed antico che si fondono insieme.
Nel pomeriggio ci rechiamo all'hotel che ospita il nostro incontro istituzionale alla presenza anche della provincia cinese dello Shanxi ed altre autorità cinesi. Erano presenti, inoltre, il dott. Zambon, vicepresidente della Provincia di Treviso, ed il dott. Pettenà presidente del consiglio provinciale.
Come di consueto abbiamo presentato, anche alla stampa locale, la nostra regione e gli enti e le aziende che hanno supportato l'iniziativa. La presentazione ha riscosso assai successo ed anche l'illustrazione delle singole aziende e degli enti hanno interessato le autoreità locali ed i rappresentanti delle camere di commercio locali.
L'incontro si è concluso con l'intervento del dott. Zambon e del vicepresidente dello Shanxi che hanno individuato nel nostro progetto un'occasione per implementare ulteriormente i rapporti tra le due realtà locali già gemellate.
Al termine della presentazione cena con le autorità.
La nostra serata si è poi conclusa, per festeggiare adeguatamente il successo dell'incontro, con una nottata in discoteca.
martedì 25 agosto 2009
23 agosto 2009 Lanzhou - Xian
La tappa di oggi è di appena settecento chilometri ma il tempo previsto è infernale data la pioggia e le condizioni agghiaccianti della strada. Si tratta di un susseguirsi di stretti tornanti di montagna, alcune volte non asfaltati e costellati da voragini che ci impongono spesso di arrestarci per non veder volare una sospensione. Vi sono, inoltre, gallerie strette e non illuminate che, ancora una volta ci costringe ad arrestarci di continuo. l''inferno è aggravato dallo stile di guida dei cinesi di questa regione che spingono al massimo e sorpassano in qualunque punto, anche con sorpassi in tripla fila. Inoltre sia camion che corriere sorpassano anche in piena curva a prescindere dalla visibilità tutelandosi solo con ripetuti suoni di clacson. In seguito ad alcuni eccessi Tiziano si vede costretto a scendere dalla corriera per redarguire un autista che in seguito ad un sorpasso ceco ci costringe ad inchiodare per evitargli il frontale sicuro con l'altro mezzo pesante proveniente dall'opposta direzione. Ultimo ingrediente del delirio stradale sono dei sassi che dei ragazzetti con un fionda lanciano dai cavalcavia contro i veicoli.
Quello che attira la nostra attenzione è il fantastico paesaggio che si dispiega curva dopo curva.
Lunghi e profondi canyon modellano con dolcezza il bordo di tondeggianti colline verdi tutte coltivate a terrazzamenti, in modo da ampliare di molto la superficie coltivabile della zona altrimenti inospitale. In particolare l'immagine che ci fa sembrare di essere tornati indietro nel tempo è quella dei contadini che con il loro tradizionale cappello di paglia solcano il terreno con una rudimentale forma di aratro trascinata da una pariglia di buoi o, molto più spesso, di asini. In questi frangenti il nostro autobus e la nostra velocità contrastano parecchio il blando ma naturale ritmo di vita che da generazioni regola le giornate degli abitanti locali.
Anche qui, però, al nostro passaggio ampi sorrisi e saluti a braccia alzate ci fanno apprezzare la sincera spontaneità che impronta la vita e il lavoro di questa gente.
22 agosto 2009 Jiayuguan - Lanzhou
l'eroe della mattina, però, è il dott. Quarto che per non perdere il filo conduttore con la sera prima fa colazione con birra e grappa.
Pranzo in tipica locanda lungo la strada ed arrivo in serata nella splendida citta` di Lanzhou dove scorre il secondo fiume di tutta la Cina famoso per le sue esondazioni, il Fiume Giallo, nel cui alveo si sono sviluppati i primi insediamenti delle popolazioni cinesi. Ora a ricordare i primi insedianti è rimasto poco visto che sulle sue rive sono stati edificati alti grattaceli, campi da calcio e basket (sport nazionale), parco giochi e locali notturni.
Lo spettacolo del fiume giallo è ancora più suggestivo di notte... la prossima volta che torneremo qui lo vedremo. Infatti, nonostante i buoni propositi, la nostra serata decidiamo di trascorrerla in una via del centro ricca di bancarelle che cucinano varie pietanze locali molto delle quali di origine musulmana, a testimonianza della presenza musulmana anche nella regione del Gansu. Dopo cena ci rechiamo in un disco-pub frequentato solo da giovani tamarri cinesi, dove diveniamo, come al solito, fenomeno da baraccone pur comportandoci nella stessa maniera in cui ci comporteremmo in un nostro locale.
Anche questa notte le consuete 3 ore di sonno!!!
21 agosto 2009 Dunhang - Jiayuguan
La mattina ci rechiamo a vedere le celebri grotte di Mogao dichiarate patrimonio dell'Unesco per l'inestimabile valore delle sculture e dei dipinti buddisti contenuti al loro interno. La guida molto disponibile e preparata ci illustra il contenuto di dieci delle 730 grotte incavate della roccia. Oltre alla bellezza delle grotte, specialmente la prima che conteneva un Buddha scolpito di ben 37 metri di altezza, ci colpisce l'accurata ricostruzione storica del contesto. Pensate, hanno risoctruito fedelmente le staccionate in cemento armato tipiche degli albori della civiltà Buddista ma, soprattutto, hanno messo in pratica il primo insegnamento del Budda: rivestire porte e finestre con infissi in alluminio color marroncino giallo.
E' stato grande lo stupore della maggior parte di noi nell'osservare che i volti dei dipinti erano tutti di colore, cosa che ci risuotava poco comprensibile visto i tratti somatici e la pelle di colore chiaro che caratterizza la popolazione di questa regione. Ci viene spiegato che si tratta di un fenomeno di ossidazione del colore originariamente rosa.
Nella penultima grotta, invece, notiamo che sulle pareti tutte le facce sono state scalfite e le mani mozzate. Anche qui tutte le nostre congetture vanno rapidamente in fumo quando ci viene spiegato che ciò è avvenuto perchè in origine i volti e le mani erano ricoperte d'oro e negli anni sono state asportate un pezzo alla volta lasciando per sempre sfigurate delle bellissime icone: peggio per l'oro!
Dopo un piacevole pranzo ai piedi delle grotte alcuni di noi si lanciano in riflessioni religioso-filosofiche, senza peraltro venirne a capo, mentre gli altri, dopo lo sforzo mentale della mattina, preferiscono affrontare argomenti più caserecci.
Con la pance piene e con la mente sempre più vogliosa di conoscenza (carnale e non) l'ostrega bus prosegue fino al limite estremo della grande muraglia: jiayuguan.
Per visitare questo meraviglioso angolo di Cina non potevamo scegliere un momento migliore della giornata: il tramonto. Arriviamo, infatti, al sito alle sette e mezza di sera e non possiamo fare a meno di raggiungere l'apice del forte con il mezzo di trasporto più popolare e famoso di tutta la Cina: la bicicletta.
Questo era l'estremo apice della Grande muraglia dove finiva la Cina propriamente detta ed iniziava il regno dei barbari popolato da demoni e creature malefiche. Infatti, questo forte fungeva da torre di vedetta e luogo di controllo del confine.
Come gli antichi arceri anche noi ci cimentiamo nel tiro coll'arco.
Il panorama di terreni sconfinati e desolati con le montagne da sfondo che ammiriamo da questa mitica fortezza è accentuato e abbellito da un tramonto mozzafiato, forse il più bello di tutto il viaggio. Noi ce lo gustiamo in silenzio seduti tra le mura del forte.
Dopo un giornata intrisa di spiritualità, cultura, dolcezza e romanticismo e dopo esserci dedicati a Buddha, la sera decidiamo di mandarla a Budane (forma di meretricio locale).
Ci rechiamo, infatti, in un classico Karaoke cinese. Dove, al modico prezzo di dodici euro, veniamo fatti accomodare in una sala dove ci deliziano con whisky, the verde e birra. Passiamo quindi la serata a ballare e cantare... bellissima festa.
20 agosto 2009 Urumqui - Dunhuang
Siamo esattamente a due terzi del viaggio ed abbiamo superato i 10.000 Km.
Oggi partiamo alle 4.30 del mattino per la tappa più lunga: 1.050 chilometri. la tappa ci fa attraversare la parte meridionale del deserto del Gobi uno dei deserti più aridi ed estesi del pianeta. Non riusciamo a staccare il nostro sguardo dai finestrini e nemmeno il quotidino film riesce a distrarci dalla vista di questa sterminata distesa di sabbia e basse d'uno che fin'ora solo nei nostri sogni siamo riusciti a vedere. Per essere sicuro che non sia anche questo un sogno fermiamo la corriera per toccare con mano questa incredibile realtà ed anche per fotografare le mandrie di cammelli che bruca i pochi arbusti che affiorano in mezzo alla sabbia.
Agitati dalla nostra presenza (o forse anche dai nostri odori) alcuni di essi scappano correndo e attravesrando, come se niente fosse, la strada, mentre altri restano lì a farsi fotografare.
Probabilmente questo è l'unico paesaggio dell'intera odierna via della seta ad aver mantenuto esattamente le sembianze che notò e descrisse Marco Polo quando nel tredicesimo secolo solcò queste lande sconfinate.
I commenti si accavallano uno sull'altro tanto che se non fosse per il solito richiamo del clacson dell'autobus avremmo probabilmente passato ore intere a correre ed a contemplare questo paesaggio.
Ad ora di pranzo ci fermiamo per pranzo in un piccolo centro abitato. Praticamente si tratta di un caravanserraglio odierno: due distributori di benzina, un meccanico ubicato in una baracchetta ed una sorta di "locanda" (in realtà poco più di un officina con tavoli) a dir poco spartana dove ci viengono serviti spaghetti e the verde. Gli altri ospiti del luogo sono camionisti che trovano ristoro ed i passeggeri di uno sleeping bus cinese.
Oltre a magiare approfittiamo per far riparare la sospensione del sedile del guidatore, scoppiata a seguito dello sterrato di ieri.
Arriviamo a Dunhuang in serata Purtroppo il buio ci impedisce di vedere la dune di sabbia che circondano la città immersa nel deserto ed un tempo tappa obbligata delle carovane che provenivano dalla cina che qui trovavano ristoro ed approvvigionamento prima di attraversare il deserto.
Rimaniamo comunque piacevolmente colpiti dalla città per la gran vivacità di luci che lampeggiano sopra ogni negozio, locanda o bancarella di cibo locale, tutti elementi che più che una città Cinese immersa nel deserto ci ricordano le grandi capitali occidentali.
All'arrivo in albergo veniamo accolti con una grande insegna luminosa che recita in lingua cinese: Benvenuti ai Viaggiatori di oltre oceano del gruppo Ostrega!!
Nonostante la stanchezza troviamo comunque le energie per uscire ed andare a fare una cena a base di specialità locali: riso, carne di capra, spaghetti, verdure.
Dopo una passeggiata per la città andiamo a coricarci a parte pochi temerari che si recano ad un massaggio cinese, massacrante, prima di dormire.
19 agosto 2009 - Yining - Urumqui
Partiamo di buon ora alla volta del capoluogo dello Xinjang. Il paesaggio è sempre desertico o semidesertico ed anche le forme di vita che troviamo per strada sono molto rare. Dopo i primi chilometri di strada normale all'improvviso l'autostrada si interrompe bruscamente lasciando il posto ad uno sterrato infernale, le speranze che questa tortura duri poco viene subito meno appena la nostra guida Wang ci informa che durerà oltre sessanta chilometri che, vista la velocità media di venti-trenta chilometri all'ora, significa trascorrere almeno due ore fra sollecitazioni continue e una costante attenzione alle insidie del "manto stradale" (insoma in paroe povere ghe xe pì buse che strada). Il paesaggio però ci è di conforto, infatti l'iniziale deserto cede il passo a un paesaggio montagnoso prima brullo poi, un po' alla volta, sempre più verde, grazie ai rigogliosi ruscelli che discendono dalle innevate cime. Compaiono anche le prime Yurte (ovvero le case di origine mongola tipiche delle popolazioni nomadi dell'Asia Centrale) con i pastori e i greggi al pascolo. La polvere per la strada è veramente insopportabile e noi restiamo molto colpiti dalle condizioni di lavoro degli addetti alla costruzione della strada, ma soprattutto dalla stupefacente presenza di arnie e di venditori di miele ai bordi della polverosa mulattiera (perché questo è quello che abbiamo percorso cari amici lettori di diva e donna una mulattiera o, come dicono in cinese, una Cleuza De Ma).
Tratteniamo a fatica Denis dallo scendere dal bus per parlare del miele. Ma alla fine, grazie a due bottigliate (di vetro) in testa, di sua spontanea iniziativa desiste dall'intento.
Arriviamo verso le 18.00 nella città di Urumqi. Qui, fortunatamente, a causa del fuso orario unico in tutta la Cina, il sole tramonta dopo le dieci di sera, per cui ci troviamo ancora in piena luce.
La città è estremamente militarizzata, presidi militari sono presenti agli angoli di ogni strada. Nel parcheggio dell'hotel una cinquantina di militari in divisa ed una decina di camionette dell'esercito. Appena entrati in albergo udiamo, inoltre, lo scoppio di due deflagrazioni. Dalla finestra della camera uno scenario da caserma. Ogni dieci minuti arriva una nuova camionetta dell'esercito ed i militari, posati scudi e bastoni, fanno esercizi e flessioni per poi, riindossata la tenuta antisommossa, rimettersi in marcia.
I ragazzi in mimetica, poco più che bambini, malgrado il loro ingrato compito si distraggono qualche istante per dare un'occhiata sorridente ai trentadue occidentali che liberamente attraversano la città.
All'ingresso in hotel, inoltre, troviamo ad attenderci dei funzionari di polizia che provvedono a perquisire i nostri bagagli, fortunatamente la collezione di vibratori di Margherita De Benedetti AlessiNardi passa inosservata. Le dimensioni bovine non devono trarre inganno sulle abitudini della solerte ragazza che sa sfruttarli in maniera sapiente.
Ceniamo in un tipico ristorante con cucina tradizionale dove ci vengono servite diverse pietanze tutte molto piccanti: Tapanji (tipiche lasagne fatte in casa tagliate molto grosse) servite insieme a patate verdure, pollo e patate, frittata con pomodoro e spezie, verza saltata il tutto accompagnato con Pijio (birra) e grappa cinese a 52 gradi. Fra il piccante e la grappa non sentiremo più le labbra per diversi giorni.
Dopo cena breve passeggiata per a città per poi terminare la serata in un locale con musica dal vivo dove si beve whisky e birra e dove si gioca ai dadi. Qui, infatti, è un usanza consolidata giocare a dadi nei locali chiacchierando e bevendo qualcosa.
Al ritorno decidiamo di prendere un taxi. l'autista, come prima cosa, ci chiede la nostra provenienza e, constatando che siamo italiani ci spiega che se fossimo stati Uiguri non ci avrebbe fatto salire.
La situazione tra le due etnie, infatti, qui ad Urumqui, città teatro degli scontri del mese scorso, è piuttosto tesa ed è l'esercito a tenere fisicamente separate le due etnie. Diversamente ad Yining la situazione si presentava tranquilla e la convivenza tra Uiguri ed Han del tutto serena.
giovedì 20 agosto 2009
19 agosto 2009 Yining - Urumqui
18 agosto 2009 Primi passi in Cina
Atmosfera tranquilla e relax... ma un grave fatto funesta l'atmosfera rilassata del gruppo: appena un giorno in Cina e veniamo a conoscenza di un fatto riprovevole e ignobile, la scoperta dei falsi Bertazzon. Quest'artista che tutti stimiamo è stato plagiato da ignoti malfattori un fatto che non dà gloria al popolo cinese e che potrebbe rovinare lo splendido rapporto italo-cinese, tre tele su supporto elettromarca con recato in calce la firma apocrifa del celeberimo artista Roberto pennello di Dio Bertazzon sono ritrovate a bordo del bus. Nella prima, di scarso pregio artistico e visibilmente contraffatta, è raffigurata l'effige del dott. Di Liberto, che consapevole della responsabilità morale e giuridica che assume con la sua deposizione ha giurato di dire la verità e di non aver nascosto nulla di quanto a sua conoscenza affermando di non aver mai posato ne nudo ne vestito nello studio del citato pittore.
La seconda tela, anche se il termine crosta sarebbe più appropriato, ferisce ancora di più l'onore e la rispettabilità del nostro artista: rispetto al primo il livello è sicuramente più alto, si nota la mano esperta che ha guidato il tratto e il colore. Molti critici sono stati fraudolentemente ingannati dalla verosimiglianza dell'opera con i precedenti lavori del Bertazzon. l'immagine, chiara anche ai bambini, raffigura un tipico escremento, si suppone di natura umana. La possibiità che tale immagine raffiguri un gelato o una spumiglia è smentita dal ripetersi ossessivo della parola "merda merda merda merda" sullo sfondo.
La terza tela, infine, è quella che lancia nel firmamento artistico la nostra vedette della pittura, l'imitazione è pressocché clamorosa così come la firma che reca in calce anche la dicitura "NO" a firma del maestro: oggi 18 agosto 2009 è nata la scuola Bertazzon. Schiere di artisti in erba si rifanno allo stile del maestro in maniera anche un po' pressapochista e banale al punto che il maestro deve ricorrere a negare con vigore tali opere.
Il maestro, visibilmente scosso, dichiara: "qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistiti è volutamente casuale".
l'associazione Ostrega nella persona del presidente dichiara: un Bertazzon, c'è solo un Bertazzon!
Per il resto la giornata si svolge tranquilla con un giro per la città il mattino e una seduta di pedicure e massaggi di ben centoquaranta minuti che ci rimette in sesto e ci restituisce parte del vigore perduto a causa delle giornate di corriera e delle poche ore di sonno.
La sera cena all'aperto a base di pietanze tipiche uigure e poi a letto pronti per la levataccia di domani.
17 agosto 2009 Zharkent - Yining
Due anni di lavoro sono ora all'epilogo finale, l'ingresso in Cina: da qui in poi le strade saranno ottime e non avremo più frontiere. Per agevolare al massimo le operazioni doganali partiamo alle cinque, in modo da essere lì per primi quando apriranno.
l'attesa è spasmodica e l'ingresso è vissuto da tutti come un momento decisivo e molto importante. Infatti, ci siamo devastati di Vodka la sera prima (la tensione si sà fa brutti scherzi!).
La frontiera Kazaka dimostra tutta la farragginosità della burocrazia ex sovietica: domande ossessionatamente ripetute più volte, inutili e reiterati controlli dei passaporti, sfogliati e risfogliati da tutti i funzionari doganali e procedure senza senso provano inutilmente a sfiancarci ma ormai nulla ci può fermare, LA CINA è VICINA come non mai.
Infatti, dopo un paio d'ore arriviamo alla dogana cinese. Qui troviamo ad accoglierci Mr Wang, la guida che ci traghetterà fino a Pechino. I funzionari di dogana sono sorpresi dal vedere 32 italiani in bus via terra, giurano che è la prima volta a memoria d'uomo e anche loro sono un po' eccitati; si ripetono scene un po' comiche durante le operazioni di controllo con loro che prima ci fotografano con il cellulare e poi si fanno immortalare con noi per ricordare questo momento storico. Addirittura ad un certo momento ci chiedono di metterci in posa mentre mettiamo i bagagli sul nastro per il controllo ai raggi X. Incredibile! noi in meno di un ora passiamo tutti i controlli, mentre per l'autobus si dovrà aspettare ancora diverse ore a causa delle pratiche lunghe e laboriose.
Ci accampiamo fuori dalla dogana dormendo con un occhio e guardando le valigie e l'autobus con l'altro.
Essendo ormai l'una passata decidiamo di dar fondo alle ultime scorte di cibo rimaste. Il menù del campione oggi prevede: acqua, tonno e biscotti dolci: dieta consigliata dai migliori dietologi mondiali.
Per ingannare l'attesa dopo esserci riposati e rofocillati scatta l'immancabile torello. Poi sullo scivolo d'ingresso della dogana Andrea P. si inventa il ramp ball ovvero il calcio rampa. In pratica si fa punto se si arriva al terzo settore e se lo si oltrepassa il punto va all'avversario. Vince chi arriva a dieci. Essendo un gioco da veri cretini fa subito presa fra tutti gli Oysters e in men che non si dica scatta il torneo, sia in singolare che in doppio. In singolare lo vince in scioltezza Filippo "il Maradona della Castellana" Guidolin umiliando Roberto con un sonoro 15-0. Ma proprio mentre si sta disputando la finale di doppio sentiamo il doppio clacson del Barbi al di là della dogana: è fatta!!!
Corriamo in fretta a furia e pieni di eccitazione verso la corriera, Anrea ha un sorriso a trentadue denti e ci abbraccia tutti per la felicità: FINALMENTE LA CINA!
C`era da fare la storia e l'abbiamo fatta. Il Barbi dall'alto dei suoi ventotto anni di servizio, è il primo bus italiano ad aver percorso la via della seta ed essere entrato in Cina.
Andrea, Matteo, Francesco, Luca, Andrea P., Denis, Giancarlo, Filippo, Paolo M., Dario, Ivan, Paolo F., Fabio P., Enea, Tiziano, RIta, Dimitri, Margherita, Ciro, Damiano, Paolo S., Nino, Bepi, Benedetta, Fabio B., Roberto, Francesco C., Miledi, Antonella, Linda, Filippo R., Marco.
Questi sono i nomi dei trentadue che hanno sfidato deserti, montagne, calori insopportabili e dogane disumane per portare a termine "l'impresa".
Siamo tutti giustamente fieri di essere parte di questo evento e l'atmosfera in bus è elettrizzante. Appena Andrea fa l'atteso annuncio, a bordo scoppia il putiferio: cori, urla e gioia incontenibile.
La strada che troviamo è perfetta: autostrade a due corsie e segnali stradali a non finire: per Andrea, dopo tante avversità, è il paradiso.
Arriviamo in serata a Yining dove rimarremo anche il giorno seguente per sbrigare la ultime pratiche burocratiche: ritirare la targa cinese per il bus e le patenti per Andrea e Tiziano.
Corriamo quindi in un ristorante tipico: canti, fiumi di birra e grappe localia 52 gradi. Ottima serata e, a dispetto di ogni luogo comune, eccellenti piatti, vari e ricchi di sapori.
16 agosto 2009 - Almaty - Zharkent
Le messe ortodosse, ricche di canti, durano anche tre ore e mezza quattro ore e sono estremamente solenni e maestose.
Partiamo all'una del pomeriggio alla volta della dogana Cinese, oggi chiusa perché domenica. Auspicabilmente dovremmo riuscire a passarla domani in giornata, il giorno successivo le visite mediche anti influenza suina, poi potremo finalmente, proseguire il viaggio in suolo cinese.
Informazione di servizio.
Nella regione dello Xinjang, ad oggi, non è possibile effettuare chiamate internazionali ne' utilizzare internet, quindi per qualche giorno non ci sentirete ma state tranquilli, continueremo a divertirci alla faccia vostra!!!
15 agosto 2009 Wild Kazakistan
Alle 15.00 l'annuncio di Andrea: abbiamo percorso 8.000 Km.
Abbiamo superato la metà del viaggio sotto il profilo kilometrico, ed abbiamo quasi terminato le dogane, ne resta solo una, la più dura, quella che ci separa dalla Cina.
Arriviamo nel tardo pomeriggio e ci sistemiamo in albergo. Alle 21.00 rinfresco offerto dall'ICE alla presenza anche del console onorario. Un sogno: prodotti tipici italiani!! crudo di parma, pasta, prosecco .. favoloso!
Dopo l'incontro istituzionale facciamo due passi per la città ed andiamo in un localino con musica dal vivo.
14 agosto 2009 Samarcanda - Taraz (Kazakistan)
Alle 12.00 arriviamo alla frontiera Uzbeco - Kazaka. Qui, come di consueto in Asia Centrale, la dogana sembra una sorta di villa chiusa da un alta cancellata.
Siamo l'unica corriera, il traffico è costituito solo da Tir con targhe dell'Asia Centrale ma anche della Turchia e della Russia. Ci facciamo largo a fatica tra i camion, fino ad arrivare davanti al cancello d'entrata.
Le formalità doganali durano alcune ore, c'è molta confusione ed il clima è torrido. Il tutto è aggravato dalle ben note patologie gastriche che ci stanno affliggendo in questi giorni... insomma un inferno.
Quando il doganiere, finalmente, ci dà il via ed apre il cancello scoppia un'ovazione liberatoria... siamo in Kazakistan.
Appena usciti uno spettacolo anni 30. Strada in terra battuta e tantissima polvere. Persone che vendono di tutto dalle bibite al pane al cambio nero.
Il viaggio continua, le strade sono sempre dissestate ma in via di miglioramento, e la loro bruttezza è ampiamente mitigata dai paesaggi incantevoli che variano rapidamente dal semiarido al verde per poi tornare semidesertico con sullo sfondo montagne rocciose.
Ci fermiamo a cenare in una cittadina lungo la strada verso le 21.00. Arriviamo a Taraz alle 2.10 del mattino.
Si nota subito la differenza tra il Kazakistan e le repubblche ex sovietiche che lo procedono lungo il nostro cammino.
In primo luogo la lingua ufficiale di questo stato, a partire dall'indipendenza del `92 è il Kazako, ma nessuno lo parla, tutti parlano, in realtà russo.
Il Kazakistan è uno stato molto più ricco, anche di risorse, qui c'è abbondante petrolio, oro, metano. Le città sono puite e ben curate e, accanto ai consueti carretti trainati da asini, anche auto lussuose.
Qui si vede ben marcata la lacerazione che deriva dal passaggio da un'economia "socialista" al c.d. "libero mercato".
Villaggi poverissimi, vecchiette che svendono prodotti d'artigianato fatti a mano a pochi dollari, mendicanti, si alternano a brutali manifestazioni degli eccessi del capitalismo: limousine lunghe tanto quanto la ns. corriera, ville, macchine lussuose.
Qui, forse, si vede l'essenza stessa del capitalismo, meno marcato in europa dove la ricchezza è più ampia ed il mercato è, in forme diverse, sempre esistito. Qui lo si vede nella sua autentica natura. E se, con la caduta del regime, da una parte si sono finalmente restituite a questa gente le loro fondamentali libertà e diritti, dall'altra, come nella maggior parte delle realtà ex sovietiche, si sono create le basi di quel divario sociale che oggi affligge questi paesi.
sabato 15 agosto 2009
13 agosto 2009 il sole di Samarcanda
Quanto ai monumenti, una vita non basterebbe a descrivere l'estasi che ci ha colpito nell'ammirarli, quindi preferiamo lasciare alle foto ogni commento, Ma rimane un forte sentimento di stupore per aver toccato con mano tanta perfezione artistica.
La città antica ci ha lasciato letteralmente senza fiato e, percorrendola a piedi, ci è sembrato quasi di respirare l'atmosfera dei tempi lontani quando nei caravanserragli, oggi musei, sostavano per trovare ristoro le antiche carovane.
Durante la visita della città la prima delle gradite sorprese della giornata: Paolo Marotta si presenta scendendo da un taxi davanti al Registan con un'ingresso in grande stile. Bagno di folla e Maroz è di nuovo in mezzo a noi!!
Per il pranzo ci siamo recati nella città nuova caratterizzata da casette basse, molto lontane dai palazzi delle città cui siamo abituati, e vicoletti caratteristici prevalentemente non asfaltati. Qui le donne, con abiti e veli colorati e sgargianti fanno ancora il pane fatto in casa, seguendo la ricetta tipica Uzbeca. Il pranzo si svolge nel giardino di un'abitazione improvvisatasi a ristorante. Il luogo è molto suggestivo e la tavola è ampiamente imbandita con delizie tipiche del luogo tra cui, immancabilmente, involtini di verdure, verdure fritte, carni alla griglia serviti in crosta di pane.
Durante il pranzo insospettatamente fa il suo ingresso anche Fabio Pigatto, anche lui tornato per continuare il nostro viaggio.. applausi scroscianti, cori di festa e anche il Pigattis è tornato. Ora siamo di nuovo al completo.
Il pomeriggio ci rechiamo presso la camera di commercio per l'incontro istituzionale. l'accoglienza che ci viene riservata è in grande stile: bellissime ragazze in abito tipico Uzbeco che ci accolgono, giornalisti delle principali reti Uzbeche, ampio pubblico. Al termine della conferenza, cui è intervenuto, oltre al presidente della camera di commercio italo`uzbeca, anche un rappresentante della municipalità di Samarcanda ci sono stati consegnati anche dei doni in segno di benvenuto.
L'incontro è stato assai fruttuoso, i nostri ospiti hanno manifestato estremo interesse per la nostra regione e per le ditte e gli enti che abbiamo presentato loro. E', inoltre, emersa la volontà e l'interesse da parte dei nostri interlocutori di intensificare i rapporti sia culturali che commerciali e turistici con il nostro paese e l'auspicio che quest'occasione possa rappresentare il punto di partenza di nuovi rapporti tra il nostro paese e l'Uzbekistan.
Dopo la presentazione ci è stata offerta la visione di una rappresentazione teatrale caratteristica e, subito dopo, loculliana cena con le autorità.
12 agosto 2009 benvenuti a Samarcanda
Nonostante i tentacoli del mondo del turismo di massa siano ormai quasi arrivati anche qui, la città e i suoi abitanti conservano ancora un autenticità che ci colpisce, e anche qui troviamo sempre persone pronte a sorridere e che si illuminano quando diciamo di venire dall'Italia.
Finora in tutti i paesi che abbiamo attraversato abbiamo detto la nostra provenienza siamo stati sempre accolti al grido di "Ale Del Piero" o "Buffon Buffon", e almeno ci siamo evitati la solita nenia sul Mafia Mafia.
Pranzo tutti assieme all'aperto sotto le fresche fronde di alcuni alberi di gelso, ovvero per i meno appassionati di botanica, soto dei morari. E d'altronde se siamo sulla via della seta, vorrà dir che ghe xe anca dei cavalieri (non come quei de a tavoea rotonda pero'!) e se ghe se i cavalieri cossa ghe dai da magnar, carne de bestia? I ghe darà anche qua do foie de moraro, o no??? senno che seta vutu che vegna fora, porcaria vien fora e a sarebbe stata la v tessuto acrilico, non la via della Seta.
Bene, dopo aver parlato delle origini storico culturali della coltivazioni di alberi da gelso a Bukhara torniamo alle avventure dei nostri eroi.
Alle 2 partiamo per Samarcanda, la città simbolo di tutta la via della Seta e e forse la piu' suggestiva di tutta l'Asia. Dopo circa 4 ore di viaggio per le sconfinate pianure uzbeke arriviamo alla meta di ogni viaggiatore-sognatore, la citta il cui solo nome ha fatto muovere generazioni e generazioni di esploratori,
No amici non siamo giunti a Rosolina Mare ma solo a Samarcanda (corri cavallo corri ti prego).
Appena arrivati andiamo subito a mangiare in un risporante/discoteca a bordo di un pulmann fornitoci dalla nostra guida per consentire anche ai nostri autisti di rilassarsi una sera dopo le fatiche dei giorni precedenti.
Al'ingresso nel locale capiamo che sarà una serata all'insegna del Cacao-Champagne: cibo e alcol a profusione pantagruelica, pista da ballo, musica dance e trenta animali lasciati liberi di divertirsi a loro piacere. Un mix letale.
Si parte subito con un giro di vodka per brindare all'arrivo di tappa (sarà il primo di molti, o come ci dicevamo "da uno in vanti"), poi video dichiarazioni di ognuno a Fabio e Paolo, i due Oyster costretti a saltare il Turkmenistan per problemi col visto, e successivamente brindisi e cori di lode a ognuno dei partecipanti con relativo "schienamento" del suo boccale di birra.
Come facilmente prevedibile, l' Orda veneta si scatena in tutta la sua meraviglia, ma il punto piu' alto lo raggiungiamo quando il deejay mette su "L'Italiano" di Toto Cutugno. Alle prime note ognuno lascia il suo boccone e corre in pista per ballare e cantare a squarciagola. Le persone alle altre tavole si fanno contagiare dalla nostra allegria e in breve alcuni di noi sono seduti alle loro tavole per brindare con vodka alla loro salute.
Alla fine il gestore del locale ci "ricorda" che per i brindisi bisogna aspettare che siano i camerieri a versare la vodka, e non scolarsi 8 bottiglie appena finito si servire gli antipasti!
La serata prosegue a ritmi e livelli supersonici, e al ritorno in corriera Luca e Andrea con fisarmonica e chitarra contiuano a far cantare tutto il gruppo,
Poi dopo alcune canzoni cantate nell'atrio, ci spostiamo tutti nella camera dei due musicanti per il momento doccia selvaggia: in breve cominciano raid punitivi per le camere per sequestrare i fioi e gettarli vestiti nella doccia. Ovviamente anche le donne sottostanno a queste spedizioni punitive. La cosa prosegue fino a tarda notte fra la disperazione dei camerieri e del personale. (il tutto nella sola camera di Piccolo e Giacomazzi n.r.d.).
Ma in fondo dopo tutta questa strada, un po di festa pensiamo di essercela meritata.
11 agosto 2009 - Mary (Turkmenistan) - Bukhara (Uzbekistan)
Alle prime dune di sabbia che troviamo ci fermiamo per le consuete foto alla corriera nel deserto o, molto più seriamente, per giocare con secchiello e paletta. Il tutto sotto gli sguardi sbigottiti dei due agenti che ci scortano.
Prima di ripartire regaliamo i giochi da spiaggia ad un bambino che a sua volta ci dona un sorriso come non ne vedevamo da tempo.
Proseguiamo e arriviamo in prossimità del fume Amu Darya, soprannominato il fiume pazzo. Il suo attraversamento si presenta come qualcosa destinata a devintare leggenda. Infatti il ponte, di barche, è stato costruito dallo Zar nel 1904 e, a seconda della portata del fiume, si alza e si abbassa. I poliziotti ci informano che per attraversare il ponte dobbiamo scendere tutti dall'autobus e pecorrerlo a piedi per tutta la sua lunghezza di circa 1,5 Km. Non comprendiamo bene il perché, ma poi la nostra guida Turkmena ci spiega che è necessario perché di solito che lo attraversa a bordo dell'autobus urla talmente tanto per la paura che potrebbero esserci dei rischi.
Andrea B. aggiunge: "e go da traversarlo mi!!! ma parchè noi pensa mai ai pori autisti".
Comunque anche a piedi non è stata una passeggiata di salute, anche a causa dei diversi buchi non segnalati e del sole cocente - polvere sul viso e sul cappello, io e maddalena all'occidente abbiamo aperto i nostri occhi altre La Murdaria!
Durante l'attraversamento tutti i passanti ci fotografano e ci chiedono da dove veniamo, incuriositi da questa lunga fila indiana di occidentali.
Comunque, anche sopra il fiume, sempre la solita foresta di sorrisi.
Dopo qualche kilometro arriaviamo alla frontiera Turkmeno-Uzbeka nella quale avevamo preventivato di sostare 5-6 ore. Si aprono quindi e scommesse, su tutti spicca per ottimismo Denis che punta sulle 2 ore, sono le 14.56.
Tutto procede regolarmente e senza intoppi, la dogana Turkmena è poco più di una stamberga anni 20, piena di insetti, ma con personale estremamente cortese e in grado di comunicare con noi in inglese. Più sontuosa quella Uzbeka fatta con uno stile che ricorda le fortezze e i caravan serragli che per anni hanno caraterzzato l'aspetto urbanistico di questi luoghi.
Anche qui, però nessun intoppo e passaggio regolare. Alle 16.45 ci viene detto che possiamo salire in autobus. Denis si sfrega le mani pregustando la sua vittoria, mentre fissa febbrilmente l'orologio dell'autobus. Ma agli ultimi metri ci fermano per chiederci ulteriori informazioni, nonostante le maledizioni ed imprecazioni di Denis.
Fine di tutte le formalità alle ore 15.59, 2 ore e 3 minuti in totale, un vero record. 3 minuti oltre il sogno di Denis, ma è un prezzo che anche lui paga volentieri.
Ci fermiamo per strada per comprare acqua, birra e gelati per allietare gli ultimi Km e, con il morale a mille, e accompagnato dai soliti cori arriviamo nella città di Bukhara.
La città si preannuncia come meravigliosa ed, infatti, non deluderà le ns. aspettative.
Ceniamo in uno stupendo Caravan Serraglio, con munu tipico Uzbeko e spettacolo folkloristico.
Fantastico!!
Serata libera con passeggiata tra le vie della città antica, illuminate quasi esclusivamente dal fascino della luna, e bevuta di vodka tipica del luogo.
martedì 11 agosto 2009
10 agosto 2009 Dalla Persia all'Asia centrale - "l'inferno"



Il peggior risveglio sino ad oggi: a colazione ognuno espone le patologie che l'hanno afflitto durante la notte ... un lazzaretto. Sette - otto persone colpiti dalla dissenteria, tre con la frebbre, uno con il vomito... Scominsiemo ben! Lasciata la cittа di Mashad ci dirigiamo verso la dogana che separa la Repubblica Islamica dell'Iran dal Turkmenistan e dall'Asia Centrale. Come sempre i Kilometri che precedono la frontiera sono i piu' poveri. Le strade si fanno strette e dissestate il paesaggio arido e costellato di villaggi costrituiti di abitazioni di terra e paglia, dove le strade sono di sassi ed i mezzi di trasporto asini, carretti ed, al massimo, qualche vecchia motocicletta. Durante una breve sosta nei pressi di uno di questi villaggi veniamo raggiunti da un rgazzino a cavallo di un asino, come sella un vecchio tappeto sgualcito, e come "frusta" un pezzo di copertone. Il ragazzino si avvicina lentamente, intimidito, solo al nostro segnale rompe il ghiaccio e ci raggiunge. La conversazione si limita ad uno scambio di sorrisi e di strette di mano. In pochi minuti siamo circondati di ragazzini provenienti dal villaggio che vogliono vederci e farsi fotografare. Regaliamo loro dei cappellini... ci ringraziano elettrizzati e felici con un tripudio di sorrisi. Giunti alla cittа che precede la dogana cerchiamo un internet point per preparare alcuni documenti necessari all'attraversamento frontaliero. Forse la vistositа del nostro autobus, forse le macchinette fotografiche, pero', attirano l'attenzione di un agente in borghese che chiede di seguirlo con l'autobus fino alla stazione di polizia. Sono attimi di comprensibile tensione e di timore. Arrivato sul posto spieghiaamo il motivo del nosto viaggio e che non siamo ne giornalisti ne spie. Era la c.d. Polizia religiosa.
In una mezzoretta ci lasciano andare... solo allora tiriamo un sospiro di sollievo.
Ci rechiamo quindi, finalmente, alla dogana. Due di noi, Paolo M. e Fabio P., per problemi con i visti, sono costretti a prendere un taxi per Mashad, da lì prenderanno un aereo per Teheran dove otterranno il visto e prenderanno l'aereo per raggiungerci direttamte in Uzbekistan. La frontiera che dobbiamo attrraversare, una dogana secondaria, costituita da un cancello, fortunatamente aperto, posto in una stradina chiusa... piu' che una frontiera sembra il parcheggio di una fabbrica.I doganieri ci fanno notare che la froinitera Turkmena chiude alle 18.00 e, quindi, occorre attendere il giorno dopo per passare. Su nostra insistenza, i doganieri decidono di aiutarci, e mobilitano tutti gli uomini per sbrigare quanto prima le formalitа doganali per permetterci di passare in giornata. Noi stiamo in piedi, sotto il sole, alle nostre spalle l'edificio militare che rappresenta l'entrata e l'uscita dall'Iran, davanti a noi un ponte di ferro a senso unico alternato con alla fine la sagoma di un militare in divisa è l'entrata del Turkmenistan. Dopo minuti di incomprensibile frenesia... riusciamo a passare il ponte, siamo alla frontiera Turkmena. Ci accolgono i militari in divisa mimetica, i tratto soimatici sono completamente diversi da quelli medio orientali: occhi a mandarla, carnagione scura, lineamenti tipici mongoli. La lingua parlata è turcofona, e viene utilizzato l'alfabeto latino, ma l'inflessione russa. Ci naccoglie una signora in divisa che parla un ottimo inglese, la divisa richiama quelle dell'Unione Sovietica. Prima di tutto si scusa spiegandoci che si tratta di una piccola dogana e che vi saranno delle lungaggini. Le promesse vengono mantenute a pieno. Controllo passaporti, documenti dell'autobus, valigie, ma soprattutto occorre attendere che venga qualcuno a prenderci dall'Albergo giа prenotato a Mary .Infatti in TUrkmenistan i turisti devono essere accompagnati sempre da una guida locale. Le ore in frontiera, ad ogni modo, passano serene mangindo anguria e chiacchierando. Ci siamo solo noi ed i doganieri, ormai la frontiera è chiusa da ore. Gli agenti sono molto gentili ci offrono acqua, biscotti, persino un pacchetto di sigarette. Si sono esattamente invertite le parti rispetto alle precedenti frontiere. Alle ore 21.00 arriva il signore dell'albergo, ci vengono quindi restituiti i passaporti... benvenuti in Turkmenistan. Appena partiti ci ferma subito la polizia. L'iniziale preoccupazione si placa subito quando comprendiamo che i gendarmi non vogliono controllare ulteriormente l'autobus, allungando ancora i tempi, ma vogliono scortarci. I 250 Km che ci separano da Mary, sconnessi, a tratti quasi sterratri, senza nessun tipo di indicazione ne orizzontale ne verticale li percorriamo dietro alla macchina della polizia che, lampeggianti e sirene spiegate, chiede strada agli altri automobilisti per farci passare. Arriviamo in albergo alle 2.00 di notte. Gli albergatri ci hanno preparato una cena spartana ma molto buona: zuppa di pollo e bistecca con patate e soprattutto, dopo 4 giorni, una bella birra da mezzo fredda ed una bottiglia di Vodka. Fantastico! Andiamo a letto stanchi ma contenti. Siamo ormai in Asia centrale. Lasciandoci alle spalle l'Iran continuamo a pensare a quello che abbiamo visto, alle persone che abbiamo incontrtato, alle storie che abbiamo sentito. Dal ragazzo conosciuto a Theran con il naso rotto per le manganellate ricevute durantre le manifestazioni, ma comunque sorridente e positivo, che ci racconta dei problemi e delle assursditа del regime teocretico e ci dice che, secondo lui, lo stesso cadrа se le manifestazioni continueranno e ci assicura che lui continuerа a manifestare. Un ragazzo come tanti, uno studente che lotta ogni giorni per il bene della sua gente rischiando anche la vita... Il ragazzo di un negozietto sperduto lungo la strada per Mashad che dopo le presentazioni e le foto di rito ci chiede, con triste ironia, se vogliamo portarlo con noi in Italia o se, ancor meglio, vogliamo scambiarci i passaporti e prendere reciprocamente gli uni il posto dell'altro. O ancora la studentessa conosciuta alla dogana Turco-Iraniana con gli occhi tristi ma ancora non completamente sconfitti che ci chiede sbigottita, mettendosi le mani sulla testa, il motivo per cui andiamo in Iran. Tante piccole storie, alcune volte nascoste dietro un velo, che ci danno il portato di un paese spaccato: da una parte il popolo, la gente aperta cordiale incredibilmente ospitale ed in grado di farti sentire sempre e comunque a casa tua; dall'altra il potere, lo stato, il regime, tristemente in grado di controllare un popolo e di tenerlo sottoposto a divieti ed umiliazioni. Da una parte uno stato ricchissimo, pieno di risorse, molto sviluppato e, dall'altro, una popolazione divisa tra ricchi benestanti che possono aver accesso alla miglior istruziuone, lasciare il paese oppure rimanere occupando i ruoli lavorativi più prestigiosi; dall'altra i poveri che non hanno, o sembra non possano avere, ad oggi, possibilitа di riscatto. Come quel ragazzino a bordo dell'asinello che forse passerа tutta la vita in quel villaggio continuando a chiedersi che fossero quegli stranieri a bordo di quella corriera e dove fosse questo paese chiamato italia mentre noi continueremo le nostre vite solo un po' meno ignari di ciò che ci circonda fuori dal nostro orticello.
9 agosto 2009 Theran - Mashad
Theran - Mashad, dopo le fatiche della capitale tappa di trasferimento, alcuni scialiscendi gruppo compatto per tre quarti di gara; tappa comunque vivace con alcuni spunti di fuga ai fini della classifica intergiro Ostrega. Gran premio della montagna se lo aggiudica Andrea Berno che scollina per primo davanti al gruppo anche perché è l'autista e quindi, se non fosse lui il primo, saremmo ancora a Riese. Maglia gialla ancora saldamente nelle mani della Cina. La Cina è vicina!!! Dopo il quarto giorno finalmente sta per finire la fornzata astinenza dall'alcool. Non essendo storditi dall'aclool i componenti del viaggio tendono a non parlarsi l'un l'altro ritenendosi estremamente insopportabili. Paolo Stocco giura di aver visto due bottiglie di Vodka su cammello che gli venivano in contro. Checco parla con una bottiglia di brendy ma alla fine non lo brende. Matteo mostra il passaporto a due ossocolli vestiti da poliziotti. Mentre Giancarlo scambia una casa per una cassa di birra. Ma tutto rientra nella norma ... state tranquilli ... l'inferno deve ancora arrivare. Partiamo alla buon ora da Theran alla volta di Mashad, che per gli sciiti rappresenta la cittа santa. La tappa odierna è molto lunga ed il clima è torrido, si sfiorano i 50 gradi. Il paesaggio è lunare, arido, ed ogni tanto abbiamo modo di vedere dei dromedari. Il caldo è tale che, come qui fanno tutte le corriere, dobbiamo dovuto viaggiare con il cofano motore aperto, per migliorare il raffreddamento, rendendo così l'ostrega bus ancora più poderoso. Presto posto in albergo, dopo un po' di relax in piscina, andiamo a visitare la cittа. In particolare abbiamo avuto modo di visitare la c.d. collina dei sassi dalla quale si può ammirare dall'alto tutta la cittа e dove si ritrovano tutte le famiglie per un tipico pic-nic in stile persiano: tappeto steso, spuntino e the - qui le famiglie persiane si trovano sempre per far festa- che festa?- tappeto pic-nic e the- bella festa!!
sabato 8 agosto 2009
08 agosto 2009 Theran
Ci svegliamo di prima mattina per visitare la città. La visita ha inizio con il grand bazar, un mercato in parte coperto ed in parte scoperto dalla superfice sterminata ed in cui si vende qualsiasi cosa dalle stoffe, agli ori e gioielli, alle spezie, ai tappeti, ai the ...
Procediamo poi con la visita alla città ed alle sue affascinantib bellezze.
Prima della conferenza ci rilassiamo con un buon the ed un narghillè in una tipica ambientazione iraniana.
Alle ore 16.00 ha inizio la conferenza stampa presso la camera di commercio italo-iraniana alla presenza dei rappresentanti dell'ambasciata italiana, dell'ICE, dei maggiori imprenditori iraniani; è, inoltre, presente la stampa iraniana ed i rappresentanti dei maggiori tour operator locali.
I nostri interlocutori si sono dimostrati molto entusiasti del nostro progetto e hanno dimostrato grande interesse per la regione Veneto e per gli enti e le ditte che hanno sposato e sponsorizzato Ostrega in tour!.
In particolare, gli imprenditori che hanno preso parte all'evento hanno esposto le potenzialita e l'interesse per future collaborazioni durature con le nostre ditte, turismo incluso.
è stato, inoltre, ribadito da entrambe le parti, l'interesse ad implementare ulteriormente i rapporti commerciali che legano il nostro paese all'Iran anche in virtù del fatto che l'Italia, tra tutti i paesi dell'Unione Europea, ha il maggior volume d'affari con l'Iran.
07 agosto 2009 Ostrega! Il primo giorno in Iran
Ieri sera all'arrivo a Tabriz lungo l'autostrada mentre stiamo recandoci all'hotel vediamo due autovetture che corrono quasi attaccate mentre un giovane sta in equilibrio con i piedi appoggiati ai due finestrini, poi salta sopra il tettuccio di una delle due e comincia a ballare.
Da una macchina dietro un altro ragazzo filma tutta la scena. Quando li sorpassiamo, con doveroso clacson e con tutti i partecipanti appiccicati al finestrino (escluso per ovvie ragioni l'autista), esplode un tripudio generale!!
Noi restiamo attoniti e senza parole di fronte a querste stravaganti acrobazie... silenzio interrotto solo da Luca che esclama "e par fortuna che qua noi beve".
Il nostro hotel è a dir poco fantastico, un extra lusso 5 stelle con tutti i canon i occidentali.
All'ingresso incronitamo il sig. Shams, il padre di Maral, una persona squisita che ci offre la migliore ospitalità.
La sera ceniamo inm un ristorante di Tabriz, città vivace e dai bellissimi scorci.
L'entrata in sala è illuminante: uomini di sotto e donne confinate sopra. Loro ci guardano stupiti e curiosi.
Per i partecipanti maschi loro sono dei miti. Dopo aver salutato la sala con la loro esclamazione "salam" con un leggero inchino e mano destro sul cuore, i maschi si accomodano dicendosi vicendevolmente "questi i ga capio tutto!!".
Finita la cena il sig. Shams ci chiede se voigliamo fare un giro in centro dove si sta festeggiando la ricorrenza della nascita del dodicesimo Imam, festa religiosa moltom importante per gli saciiti.
L'impatto è folgorante: la vivacità della gente è incredibilmente sincera e spontanea.
Ad ogni angolo di strada la gente ci offre una tazza di the e dei biscotti. Le strade sono piene di musica e colori e le persone ci fermano per scambiare quattro parole o per farsi fotografare con noi, mettendosi la mano su cuore quasi a ringraziarci della nostra presenza.
In breve siamo completamente presi dalla gioia della festa e sentiamo un' euforia, simile a quella alcolica, che ci fa sentire completamente integrati tra la gente.
Quest'accoglienza ci fa sentire quasi in colpa per i pregiudizi e le paure che avevamo riguardo a questo paese ed alla sua gente, paure del tutto infondate e spentite dal colore, l'affettuosità la simpatia e l'onestà che abbiamo e stiamo ricevendo.
L'iran non assomiglia per niente alla rappresentazione che viene trasmessa dai nostri media.
Qui si trovano sempre persone che salutano, sorridono e sono pronte ad aiutarti, a darti informazioni o semplicemente ad offrirti un the (cai) con la fierezza e la grandezza d'animo propria di un popolo che appartiene ad una millenaria civiltà.
Questo ci fa capire quanto siano assurde le nostre pretese di essere portatori di un'unica verità.
La vera ricchezza non può che derivare dal confornto, dall'apertura e dallo scambio di idee e di modi di vivere con le altre civiltà e non da immotivate paure ed assurdi pregiudizi.
In questa serata abbiamo tutti sentito intensamente realizzarsi a pieno il senso e lo scopo di questo nostro viaggio.
La mattina, dopo poche ore di sonno ed un abbondante colazione in stile persiano, partiamo alla volta della capitale.
Il paesaggio che ci viene offerto dai finistreni della nostra corriera è affascinante: semidesertico e costellato di piccoli villaggi di argilla e terracotta.
Decidiamo anche di fare una sosta in un autogril poco convenzionale: una baracca con tetto in paglia dove un anziano signore, con le sue tre nipotine, vende angurie che, una volta tagliate, possono essere consumate comodamente seduti sul suo tappeto persiano.
In pochi minuti arrivano sul posto anche i genitori delle bambine nonchè altri passanti incuriositi dalla nostra presenza, facciamo un po' di foto tutti insieme, pensiamo poi di regalare alle nostre piccole amiche tre cappellini, tre penne ed alcuni gadget alle bambine. Il gestro viene molto apprezzato e ricambiato con molti inchini e sorrisi e con un'ulteriore anguria che ci viene donata.
Arriviamo a Theran nel primo pomeriggio e prendiamo posto in albergo... 4.700 Km ci separano ormai da casa!
Dopo un pranzo loculliano e dopo un doveroso sonnellino, ci rechiamo in taxi nella parte più alta di Theran. La città, infatti, è posta in dislivello e va dai 300 metri di altezza ai 1000 metri. Qui il clima è fresco ed il paesaggio molto affascinante. La città è vivace e piena di gente, di colori, di profumi. La serata si conclude con un'abbondante cena e, come di consueto, con un buon the.
Al rientro dal lago di Tabriz é stata improvvisata una partita di calcio Italia-Iran. La squadra italiana era composta da Matteo, Ivan, Dario e Roberto. La partita è stata avvincente ed al 90° grande goal di Ivan che ha sbloccato il risultato e ha dato la vittoria all'Italia... festa generale e delirio pubblico.
Problema copertura rete Black Berry
venerdì 7 agosto 2009
06 agosto 2009 La frontiera iraniana
Sveglia e partenza all’alba all’ombra del monte Ararat, il monte dove secondo la leggenda biblica si troverebbe l’arca di Noe’. Il monte, alto 5.137 metri, si staglia con imponenza nella piana sottistante con la sua cima ancora innevata nonostante le temperature sfiorino i 40 gradi.
Andrea impone per libidine personale a tutti i partecipanti una sosta per fotografare il Barbi con questo magnifico sfondo.
Dopo Belgrado, Istanbul e le steppe dell’Anatolia centrale, anche questa foto finira’ appesa nel suo ufficio.
Regalate le ultime bottiglie di vino ai proprietari dell’Hotel, all’arrivo alla dogana turca d’uscita, gettate le ultime fette di salame e lardo rimaste, fra le lacrime dei partecipanti, tutti con i livelli di colesterolo oltre i livelli suini per l’abbuffata, entrando dal cancello d’entrata dell’Iran solita ressa tipica del traffico orientale (motori sempre su di giri, colpi di clacson, tagli di strada, urla... scazzottate in bello stile).
A proposito, non usiamo la parola cancello a caso: c’e’ il cancello turco di uscita , poi 80 metri di terra di nessuno, e poi un grande cancello in ghisa dipinto con i colori nazionali dell’Iran.
Semplicemente favoloso!!
Come in un negozio alle 8.00 del mattino arriva il poliziotto che apre il cancello dell’Iran e fa entrare i “clienti” un paio alla volta.
Fantastico.
Speriamo non facciano anche la pausa pranzo!
Poi una volta dentro solita trafila burocratica per i permessi del bus e i visti dei partecipanti da controllare. Anche qui i rugginosi ingranaggi doganali devono essere opportunamente “oliati” per funzionare a dovere.
Gia’ durante il pranzo fatto in dogana ci accorgiamo dell’enorme grave e immantinente problema che ci accompagnera’ per i prossimi 4 giorni: non un goccio di alcool!!!
Mangiare spezzatino di montone con legumi, patate e spezie con bottiglietta di zam zam cola, che e’ la sorella (adottata) sfigata della pepsi-cola e’ forse cio’ che piu’ rendera’ insostenibili questi giorni.
Le ore di attesa si protraggono oltremodo
Massime del giorno:
Dove c’e Gadia c’e casa (Enea Basso vedendo alberi di acacia)
La corriera nasconde ma non ruba (Damiano Salvego)
Le vie delle signore sono infinite (Fabio Pigatto)
mercoledì 5 agosto 2009
05 agosto 2009 Turchia orientale
Questa mattina alle ore 07 abbiamo ripreso il viaggio, purtroppo abbiamo visitato la città di Sivas soltanto per pochi istanti, la città è accogliente e molto colorata. Molti anziani riposano su sedie un po' demodè di fronte alle vetrine dei bar; rubiamo alcune immagini di questa cittadina e ci rimettiamo in cammino.
Dopo due ore di marcia si inizia a viaggiare ad altitudini rispettabili, il paesaggio cambia e le montagne avvolgono la strada. La superficie dei monti è ricoperta di minuscoli fiori, alcuni viola e altri gialli che colorano un po' tutto il paesaggio in maniera sorprendente.
Abbiamo sostato lungo la strada all'altezza di un passo tra le montagne (altitudine 2500 metri) dove ci siamo abbandonati alla contemplazione mistica, abbiamo fatto pipì e siamo ripartiti.
Verso le quattro del pomeriggio pranziamo in un ristorante molto kitsch lungo la strada, il cibo non era eccellente e nelle zuccheriere di ogni tavolo svolazzavano tranquille dozzine di mosche. In Turchia lo zucchero esiste soltanto in forma di zollette; è sorprendente osservare la loro capacità di assorbire con rapidità tutto il the presente nel cucchiaino che le sorregge.
Dopo pranzo l'equipaggio è visibilmente assopito e sonnecchia tra le curve e l'irregolarità della strada.
Arrivo previsto a Dogubayazit verso le 21.00. Questa sera confidiamo di riuscire ad aggiornare il presente bolg (postazione internet dell'albergo permettendo).
Domani mattina partenza all'alba verso la frontiera iraniana.
Buona fortuna Ostrega!
Denis Martinello dice (a riguardo dell'episodio foratura ad Ankara):
Anche oggi la Barbi (nome di fabbrica del nostro autobus) corre attraverso paesaggi bellissimi, con il suo passo regolare, dandoci quella serenità che ci permette di goderci a pieno questo viaggio.
Sono passate pocheore da quando ieri pomeriggio la gomma è scoppiata, cavolo che paura!. Tiziano è stato un eroe, senza esitazione ha governato la Barbi quando d'improvviso è diventata un cavallo impazzito su una discesa a pochi metri dalla scarpata. Ammetto che in quei momenti abbiamo temuto che forse la Barbi fosse stata ferita in maniera irreparabile, e che forse tutto sommato non era all'altezza del viaggio che stiamo intraprendendo.
Ora abbiamo capito ce c'è troppo amore verso di lei e non le permetteremo di abbandonarci. Andrea si prende cura di Barbie come se fosse "una di famiglia". Stamane prima di partire controllo delle gomme, rabbocco dell'olio e via. Barbi corri e facci sognare ancora.
04 agosto 2009 Da Istanbul verso Sivas
Dopo un buon sonno di ben due ore, a parte i pazienti autisti Andrea e Tiziano partiamo alle ore 05.30 da Istanbul con direzione Sivas.
La partenza all'alba, salvo i disagi psicofisici che determina, ci permette di godere dello spettacolo unico ed affascinante dell'alba di Istanbul.
Attraversiamo il ponte sul Bosforo, l'imponente opera che ci permette in pochi minuti di attraversare lo stretto approdando finalmente in Asia. Nonostante le poche ore di sonno siamo tutti e trentadue emozionati: ha inizio la parte asiatica della via della seta.
Giunti alla tangenziale di Ankara abbiamo avvertito un forte scoppio e la corriera sbandare leggermente.
Damiano dice: "abbiamo appena forato l'anteriore destra, Matteo ed io abbiamo appena rovesciato la grappa di ser Pigatto sul povero Marco che stava dormendo al momento dell'incidente. Qualcuno ha pure perso il portafoglio... la corriera nasconde ma non ruba.
Il sorriso degli ostreganti rimane inscalfibile.
La destrezza del nostro autista Tiziano rende innocua la foratura, ed in poche decine di minuti l'autobus è di nuovo in marcia con la ruota di scorta. Dopo aver acquistato una nuova ruota in una simpatica autofficina proseguiamo il viaggio. Arrivo prvisto a Sivas ora 20.00, tre ore di ritardo accumulato a causa dell'imprevisto.