
Partenza da Belgrado alle 07.00 di mattina. La stanchezza e la fatica del giorno precedente hanno avuto il loro peso per cui ci siamo concessi due ore di riposo extra. La prima sosta all'autogrill è stata caratterizzata dalla presenza dell'ultimo baluardo del culto del maresciallo Tito. Al "Tito's café" infatti ci imbattiamo in un vero e proprio altare all'ex capo di stato della Yuguslavia comunista. Ovvimente torniamo con un ricco bottino di gadget come spille tazze e altri articoli con l'effige del maresciallo. Peccato solo non essere riusciti a prendere il comodo busto in bronzo di duecento chili che faceva bella mostra nell'atrio. Dopo un paio d'ore arrivo alla frontiera Serba, ispezione dell'agente e rischiesta di un caffé espresso italiano. Anche qui come con la frontiera croata assecondiamo spudoratamente le esigenza dei doganieri. Di questo passo in Kazakistan con ogni probabilità passeremo a fenomeni di prostituzione per ingraziarci le autorità. Alla frontiera bulgara incontro con Ivan comico per professione e doganiere a tempo perso. Mentre ispezione il bus si susseguono scenette comiche sul nome Ivan sugli sportivi bulgari più famosi e sulle cose trovate in coriera.
L'ispezione finisce in gloria con una buona bottiglia di birra regalata a Ivan che se ne esce corteggiando le nostre Ostreghette confidando in un loro imminente ritorno. Purtroppo la nostra proposta di lasciargliele subito in cambio di un pieno di gasolio, due o tre etti di casatella bulgara e qualche sacchetto di bagigi, non va in porto a causa di inevitabili fraintenimenti linguistici.
Da segnalare: La pronta rivincita della coppia Cais/Cek che in scioltezza passeggia due a zero sui cadaveri dei campioni in carica.
Nel diario di bordo capitanCais ci lascia una postilla da trascrivere: "Dico solo 2-0 e tutti a casa! Pronto Guidolin??? Pronto Marotta??? ... a casa!


