Partiamo di buon ora alla volta del capoluogo dello Xinjang. Il paesaggio è sempre desertico o semidesertico ed anche le forme di vita che troviamo per strada sono molto rare. Dopo i primi chilometri di strada normale all'improvviso l'autostrada si interrompe bruscamente lasciando il posto ad uno sterrato infernale, le speranze che questa tortura duri poco viene subito meno appena la nostra guida Wang ci informa che durerà oltre sessanta chilometri che, vista la velocità media di venti-trenta chilometri all'ora, significa trascorrere almeno due ore fra sollecitazioni continue e una costante attenzione alle insidie del "manto stradale" (insoma in paroe povere ghe xe pì buse che strada). Il paesaggio però ci è di conforto, infatti l'iniziale deserto cede il passo a un paesaggio montagnoso prima brullo poi, un po' alla volta, sempre più verde, grazie ai rigogliosi ruscelli che discendono dalle innevate cime. Compaiono anche le prime Yurte (ovvero le case di origine mongola tipiche delle popolazioni nomadi dell'Asia Centrale) con i pastori e i greggi al pascolo. La polvere per la strada è veramente insopportabile e noi restiamo molto colpiti dalle condizioni di lavoro degli addetti alla costruzione della strada, ma soprattutto dalla stupefacente presenza di arnie e di venditori di miele ai bordi della polverosa mulattiera (perché questo è quello che abbiamo percorso cari amici lettori di diva e donna una mulattiera o, come dicono in cinese, una Cleuza De Ma).
Tratteniamo a fatica Denis dallo scendere dal bus per parlare del miele. Ma alla fine, grazie a due bottigliate (di vetro) in testa, di sua spontanea iniziativa desiste dall'intento.
Arriviamo verso le 18.00 nella città di Urumqi. Qui, fortunatamente, a causa del fuso orario unico in tutta la Cina, il sole tramonta dopo le dieci di sera, per cui ci troviamo ancora in piena luce.
La città è estremamente militarizzata, presidi militari sono presenti agli angoli di ogni strada. Nel parcheggio dell'hotel una cinquantina di militari in divisa ed una decina di camionette dell'esercito. Appena entrati in albergo udiamo, inoltre, lo scoppio di due deflagrazioni. Dalla finestra della camera uno scenario da caserma. Ogni dieci minuti arriva una nuova camionetta dell'esercito ed i militari, posati scudi e bastoni, fanno esercizi e flessioni per poi, riindossata la tenuta antisommossa, rimettersi in marcia.
I ragazzi in mimetica, poco più che bambini, malgrado il loro ingrato compito si distraggono qualche istante per dare un'occhiata sorridente ai trentadue occidentali che liberamente attraversano la città.
All'ingresso in hotel, inoltre, troviamo ad attenderci dei funzionari di polizia che provvedono a perquisire i nostri bagagli, fortunatamente la collezione di vibratori di Margherita De Benedetti AlessiNardi passa inosservata. Le dimensioni bovine non devono trarre inganno sulle abitudini della solerte ragazza che sa sfruttarli in maniera sapiente.
Ceniamo in un tipico ristorante con cucina tradizionale dove ci vengono servite diverse pietanze tutte molto piccanti: Tapanji (tipiche lasagne fatte in casa tagliate molto grosse) servite insieme a patate verdure, pollo e patate, frittata con pomodoro e spezie, verza saltata il tutto accompagnato con Pijio (birra) e grappa cinese a 52 gradi. Fra il piccante e la grappa non sentiremo più le labbra per diversi giorni.
Dopo cena breve passeggiata per a città per poi terminare la serata in un locale con musica dal vivo dove si beve whisky e birra e dove si gioca ai dadi. Qui, infatti, è un usanza consolidata giocare a dadi nei locali chiacchierando e bevendo qualcosa.
Al ritorno decidiamo di prendere un taxi. l'autista, come prima cosa, ci chiede la nostra provenienza e, constatando che siamo italiani ci spiega che se fossimo stati Uiguri non ci avrebbe fatto salire.
La situazione tra le due etnie, infatti, qui ad Urumqui, città teatro degli scontri del mese scorso, è piuttosto tesa ed è l'esercito a tenere fisicamente separate le due etnie. Diversamente ad Yining la situazione si presentava tranquilla e la convivenza tra Uiguri ed Han del tutto serena.
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