Sveglia e partenza all’alba all’ombra del monte Ararat, il monte dove secondo la leggenda biblica si troverebbe l’arca di Noe’. Il monte, alto 5.137 metri, si staglia con imponenza nella piana sottistante con la sua cima ancora innevata nonostante le temperature sfiorino i 40 gradi.
Andrea impone per libidine personale a tutti i partecipanti una sosta per fotografare il Barbi con questo magnifico sfondo.
Dopo Belgrado, Istanbul e le steppe dell’Anatolia centrale, anche questa foto finira’ appesa nel suo ufficio.
Regalate le ultime bottiglie di vino ai proprietari dell’Hotel, all’arrivo alla dogana turca d’uscita, gettate le ultime fette di salame e lardo rimaste, fra le lacrime dei partecipanti, tutti con i livelli di colesterolo oltre i livelli suini per l’abbuffata, entrando dal cancello d’entrata dell’Iran solita ressa tipica del traffico orientale (motori sempre su di giri, colpi di clacson, tagli di strada, urla... scazzottate in bello stile).
A proposito, non usiamo la parola cancello a caso: c’e’ il cancello turco di uscita , poi 80 metri di terra di nessuno, e poi un grande cancello in ghisa dipinto con i colori nazionali dell’Iran.
Semplicemente favoloso!!
Come in un negozio alle 8.00 del mattino arriva il poliziotto che apre il cancello dell’Iran e fa entrare i “clienti” un paio alla volta.
Fantastico.
Speriamo non facciano anche la pausa pranzo!
Poi una volta dentro solita trafila burocratica per i permessi del bus e i visti dei partecipanti da controllare. Anche qui i rugginosi ingranaggi doganali devono essere opportunamente “oliati” per funzionare a dovere.
Gia’ durante il pranzo fatto in dogana ci accorgiamo dell’enorme grave e immantinente problema che ci accompagnera’ per i prossimi 4 giorni: non un goccio di alcool!!!
Mangiare spezzatino di montone con legumi, patate e spezie con bottiglietta di zam zam cola, che e’ la sorella (adottata) sfigata della pepsi-cola e’ forse cio’ che piu’ rendera’ insostenibili questi giorni.
Le ore di attesa si protraggono oltremodo
Massime del giorno:
Dove c’e Gadia c’e casa (Enea Basso vedendo alberi di acacia)
La corriera nasconde ma non ruba (Damiano Salvego)
Le vie delle signore sono infinite (Fabio Pigatto)
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