giovedì 20 agosto 2009

19 agosto 2009 Yining - Urumqui

Ogi quel babo di FIlippo Rocco compissie dicioto ansi no trenta anni. li abiamo dato tante bote perche` ogi e` il suo compleano. Luca Giacomazzi e` seduto vicino a Marotta e ha le braghe corte color verde rame e na malieta nera de Manuel cafe perche` ci piace l`espreso. E un capelo di pallia. Fuori c`e` la neve sulle monragne alla nostra destra ma dentro fa caldo. Il gard rail e` un po` piu` chiaro del verde-verderame delle braghe di Luca. "Quanti crepi nel deserto io non ne ho mai visto cosi` tanti crepi nel deserto" Siamo sulla strada verso Urumqui, Wang e` una buona guida. A proposito di crepi Paolo ne ha uno grande sul piede che gli fa male. "dove xeo drio ndar co quel cavaeo la che no ghe xe niente intorno!" Luca Giacomazzi notando un mandriano a cavallo nella prateria cinese.

18 agosto 2009 Primi passi in Cina

Oggi, mentre i poveri Matteo, Tiziano, Paolo M. e la ns. guida si recano in motorizzazione per il disbrigo delle ultime pratiche, noi ci godiamo una giornata di meritato relax.
Atmosfera tranquilla e relax... ma un grave fatto funesta l'atmosfera rilassata del gruppo: appena un giorno in Cina e veniamo a conoscenza di un fatto riprovevole e ignobile, la scoperta dei falsi Bertazzon. Quest'artista che tutti stimiamo è stato plagiato da ignoti malfattori un fatto che non dà gloria al popolo cinese e che potrebbe rovinare lo splendido rapporto italo-cinese, tre tele su supporto elettromarca con recato in calce la firma apocrifa del celeberimo artista Roberto pennello di Dio Bertazzon sono ritrovate a bordo del bus. Nella prima, di scarso pregio artistico e visibilmente contraffatta, è raffigurata l'effige del dott. Di Liberto, che consapevole della responsabilità morale e giuridica che assume con la sua deposizione ha giurato di dire la verità e di non aver nascosto nulla di quanto a sua conoscenza affermando di non aver mai posato ne nudo ne vestito nello studio del citato pittore.
La seconda tela, anche se il termine crosta sarebbe più appropriato, ferisce ancora di più l'onore e la rispettabilità del nostro artista: rispetto al primo il livello è sicuramente più alto, si nota la mano esperta che ha guidato il tratto e il colore. Molti critici sono stati fraudolentemente ingannati dalla verosimiglianza dell'opera con i precedenti lavori del Bertazzon. l'immagine, chiara anche ai bambini, raffigura un tipico escremento, si suppone di natura umana. La possibiità che tale immagine raffiguri un gelato o una spumiglia è smentita dal ripetersi ossessivo della parola "merda merda merda merda" sullo sfondo.
La terza tela, infine, è quella che lancia nel firmamento artistico la nostra vedette della pittura, l'imitazione è pressocché clamorosa così come la firma che reca in calce anche la dicitura "NO" a firma del maestro: oggi 18 agosto 2009 è nata la scuola Bertazzon. Schiere di artisti in erba si rifanno allo stile del maestro in maniera anche un po' pressapochista e banale al punto che il maestro deve ricorrere a negare con vigore tali opere.
Il maestro, visibilmente scosso, dichiara: "qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistiti è volutamente casuale".
l'associazione Ostrega nella persona del presidente dichiara: un Bertazzon, c'è solo un Bertazzon!
Per il resto la giornata si svolge tranquilla con un giro per la città il mattino e una seduta di pedicure e massaggi di ben centoquaranta minuti che ci rimette in sesto e ci restituisce parte del vigore perduto a causa delle giornate di corriera e delle poche ore di sonno.
La sera cena all'aperto a base di pietanze tipiche uigure e poi a letto pronti per la levataccia di domani.

17 agosto 2009 Zharkent - Yining

Ok ci siamo.
Due anni di lavoro sono ora all'epilogo finale, l'ingresso in Cina: da qui in poi le strade saranno ottime e non avremo più frontiere. Per agevolare al massimo le operazioni doganali partiamo alle cinque, in modo da essere lì per primi quando apriranno.
l'attesa è spasmodica e l'ingresso è vissuto da tutti come un momento decisivo e molto importante. Infatti, ci siamo devastati di Vodka la sera prima (la tensione si sà fa brutti scherzi!).
La frontiera Kazaka dimostra tutta la farragginosità della burocrazia ex sovietica: domande ossessionatamente ripetute più volte, inutili e reiterati controlli dei passaporti, sfogliati e risfogliati da tutti i funzionari doganali e procedure senza senso provano inutilmente a sfiancarci ma ormai nulla ci può fermare, LA CINA è VICINA come non mai.
Infatti, dopo un paio d'ore arriviamo alla dogana cinese. Qui troviamo ad accoglierci Mr Wang, la guida che ci traghetterà fino a Pechino. I funzionari di dogana sono sorpresi dal vedere 32 italiani in bus via terra, giurano che è la prima volta a memoria d'uomo e anche loro sono un po' eccitati; si ripetono scene un po' comiche durante le operazioni di controllo con loro che prima ci fotografano con il cellulare e poi si fanno immortalare con noi per ricordare questo momento storico. Addirittura ad un certo momento ci chiedono di metterci in posa mentre mettiamo i bagagli sul nastro per il controllo ai raggi X. Incredibile! noi in meno di un ora passiamo tutti i controlli, mentre per l'autobus si dovrà aspettare ancora diverse ore a causa delle pratiche lunghe e laboriose.
Ci accampiamo fuori dalla dogana dormendo con un occhio e guardando le valigie e l'autobus con l'altro.
Essendo ormai l'una passata decidiamo di dar fondo alle ultime scorte di cibo rimaste. Il menù del campione oggi prevede: acqua, tonno e biscotti dolci: dieta consigliata dai migliori dietologi mondiali.
Per ingannare l'attesa dopo esserci riposati e rofocillati scatta l'immancabile torello. Poi sullo scivolo d'ingresso della dogana Andrea P. si inventa il ramp ball ovvero il calcio rampa. In pratica si fa punto se si arriva al terzo settore e se lo si oltrepassa il punto va all'avversario. Vince chi arriva a dieci. Essendo un gioco da veri cretini fa subito presa fra tutti gli Oysters e in men che non si dica scatta il torneo, sia in singolare che in doppio. In singolare lo vince in scioltezza Filippo "il Maradona della Castellana" Guidolin umiliando Roberto con un sonoro 15-0. Ma proprio mentre si sta disputando la finale di doppio sentiamo il doppio clacson del Barbi al di là della dogana: è fatta!!!
Corriamo in fretta a furia e pieni di eccitazione verso la corriera, Anrea ha un sorriso a trentadue denti e ci abbraccia tutti per la felicità: FINALMENTE LA CINA!
C`era da fare la storia e l'abbiamo fatta. Il Barbi dall'alto dei suoi ventotto anni di servizio, è il primo bus italiano ad aver percorso la via della seta ed essere entrato in Cina.
Andrea, Matteo, Francesco, Luca, Andrea P., Denis, Giancarlo, Filippo, Paolo M., Dario, Ivan, Paolo F., Fabio P., Enea, Tiziano, RIta, Dimitri, Margherita, Ciro, Damiano, Paolo S., Nino, Bepi, Benedetta, Fabio B., Roberto, Francesco C., Miledi, Antonella, Linda, Filippo R., Marco.
Questi sono i nomi dei trentadue che hanno sfidato deserti, montagne, calori insopportabili e dogane disumane per portare a termine "l'impresa".
Siamo tutti giustamente fieri di essere parte di questo evento e l'atmosfera in bus è elettrizzante. Appena Andrea fa l'atteso annuncio, a bordo scoppia il putiferio: cori, urla e gioia incontenibile.
La strada che troviamo è perfetta: autostrade a due corsie e segnali stradali a non finire: per Andrea, dopo tante avversità, è il paradiso.
Arriviamo in serata a Yining dove rimarremo anche il giorno seguente per sbrigare la ultime pratiche burocratiche: ritirare la targa cinese per il bus e le patenti per Andrea e Tiziano.
Corriamo quindi in un ristorante tipico: canti, fiumi di birra e grappe localia 52 gradi. Ottima serata e, a dispetto di ogni luogo comune, eccellenti piatti, vari e ricchi di sapori.

16 agosto 2009 - Almaty - Zharkent

Degna di nota la cattedrale ortodossa, dove per altro, essendo domenica, si stava svolgendo la messa.
Le messe ortodosse, ricche di canti, durano anche tre ore e mezza quattro ore e sono estremamente solenni e maestose.
Partiamo all'una del pomeriggio alla volta della dogana Cinese, oggi chiusa perché domenica. Auspicabilmente dovremmo riuscire a passarla domani in giornata, il giorno successivo le visite mediche anti influenza suina, poi potremo finalmente, proseguire il viaggio in suolo cinese.

Informazione di servizio.
Nella regione dello Xinjang, ad oggi, non è possibile effettuare chiamate internazionali ne' utilizzare internet, quindi per qualche giorno non ci sentirete ma state tranquilli, continueremo a divertirci alla faccia vostra!!!

15 agosto 2009 Wild Kazakistan

Partiamo verso le 8.00 dopo aver lavato la corriera. Pranzo al sacco in tipica "area di sosta kazaka".
Alle 15.00 l'annuncio di Andrea: abbiamo percorso 8.000 Km.
Abbiamo superato la metà del viaggio sotto il profilo kilometrico, ed abbiamo quasi terminato le dogane, ne resta solo una, la più dura, quella che ci separa dalla Cina.
Arriviamo nel tardo pomeriggio e ci sistemiamo in albergo. Alle 21.00 rinfresco offerto dall'ICE alla presenza anche del console onorario. Un sogno: prodotti tipici italiani!! crudo di parma, pasta, prosecco .. favoloso!
Dopo l'incontro istituzionale facciamo due passi per la città ed andiamo in un localino con musica dal vivo.

14 agosto 2009 Samarcanda - Taraz (Kazakistan)

Partiamo all'alba da Samarcanda con direzione Taraz. Le strade Uzbeche lasciano alquanto a desiderare, non tanto per la larghezza ma per il fondo stradale... sembra di essere sul tagadà.
Alle 12.00 arriviamo alla frontiera Uzbeco - Kazaka. Qui, come di consueto in Asia Centrale, la dogana sembra una sorta di villa chiusa da un alta cancellata.
Siamo l'unica corriera, il traffico è costituito solo da Tir con targhe dell'Asia Centrale ma anche della Turchia e della Russia. Ci facciamo largo a fatica tra i camion, fino ad arrivare davanti al cancello d'entrata.
Le formalità doganali durano alcune ore, c'è molta confusione ed il clima è torrido. Il tutto è aggravato dalle ben note patologie gastriche che ci stanno affliggendo in questi giorni... insomma un inferno.
Quando il doganiere, finalmente, ci dà il via ed apre il cancello scoppia un'ovazione liberatoria... siamo in Kazakistan.
Appena usciti uno spettacolo anni 30. Strada in terra battuta e tantissima polvere. Persone che vendono di tutto dalle bibite al pane al cambio nero.
Il viaggio continua, le strade sono sempre dissestate ma in via di miglioramento, e la loro bruttezza è ampiamente mitigata dai paesaggi incantevoli che variano rapidamente dal semiarido al verde per poi tornare semidesertico con sullo sfondo montagne rocciose.
Ci fermiamo a cenare in una cittadina lungo la strada verso le 21.00. Arriviamo a Taraz alle 2.10 del mattino.
Si nota subito la differenza tra il Kazakistan e le repubblche ex sovietiche che lo procedono lungo il nostro cammino.
In primo luogo la lingua ufficiale di questo stato, a partire dall'indipendenza del `92 è il Kazako, ma nessuno lo parla, tutti parlano, in realtà russo.
Il Kazakistan è uno stato molto più ricco, anche di risorse, qui c'è abbondante petrolio, oro, metano. Le città sono puite e ben curate e, accanto ai consueti carretti trainati da asini, anche auto lussuose.
Qui si vede ben marcata la lacerazione che deriva dal passaggio da un'economia "socialista" al c.d. "libero mercato".
Villaggi poverissimi, vecchiette che svendono prodotti d'artigianato fatti a mano a pochi dollari, mendicanti, si alternano a brutali manifestazioni degli eccessi del capitalismo: limousine lunghe tanto quanto la ns. corriera, ville, macchine lussuose.
Qui, forse, si vede l'essenza stessa del capitalismo, meno marcato in europa dove la ricchezza è più ampia ed il mercato è, in forme diverse, sempre esistito. Qui lo si vede nella sua autentica natura. E se, con la caduta del regime, da una parte si sono finalmente restituite a questa gente le loro fondamentali libertà e diritti, dall'altra, come nella maggior parte delle realtà ex sovietiche, si sono create le basi di quel divario sociale che oggi affligge questi paesi.
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