lunedì 19 ottobre 2009

31 agosto Venezia

“Siamo tutti più nomadi”(Damiano Salvego).
Eccoci qua infine, oggi il viaggio si conclude.
Anche se mancano ancora molte ore all’ritorno a Venezia, si conclude il viaggio per come l’abbiamo concepito e vissuto durante tutti questi giorni.
Il volo di rientro non è già più viaggio, e’ la solita routine del rientro dalla ferie che ognuno di noi e di voi ha già vissuto. Il controllo del check-in, l’imbarco dei bagagli, l’attesa del volo e della coincidenza sono tutte cose trite e ritrite.
Ma in fondo che cos’è un viaggio?
È solo vedere paesaggi, persone o cose nuove? O è forse anche un motivo di crescita, arricchimento attraverso il confronto con chi ci sta intorno, siano essi compagni di viaggio o abitanti dei luoghi che si attraversano?
Per noi di sicuro vale la seconda ipotesi. Per questo anche se a prima vista sembriamo tristi per l’imminente ritorno alla vita di tutti i giorni, in cuor nostro sappiamo che in realtà il nostro viaggio non finirà mai, tutte le esperienze e i problemi affrontati e superati durante questo mese ci hanno resi più consapevoli delle nostre capacita e più sicuri di fronte alle avversità.
Ci crediate o no, stare in fila per 5 ore nella steppa kazaka in attesa di un controllo o 10 ore nel cortile di una sperduta dogana cinese, sono cose che ti restano dentro e non se ne vanno più.
E che ti fanno sembrare le attese alla posta o al supermercato (che prima ognuno di noi mal sopportava) come delle cose da prendere col sorriso, da considerare per quello che sono, cioè pochi istanti rispetto allo scorrere del tempo e alla nostra percezione di questo fluire.
Perché anche il tempo, ora non lo sentiamo più come lo sentivamo prima di partire. Il tempo deciso dall’uomo in realtà non esiste più per noi, il minuto in più o in meno che per molti significa vita o morte non ha più nessun senso. Il tempo non è altro che un grande insieme di istanti dentro i quali ci si deve mettere quanta più vita possibile, senza lasciarsene sfuggire nemmeno uno.
Noi possiamo dire di averlo fatto, di aver abbandonato i soliti schemi che dividono in giorni, ore e minuti e di avere regalato alle nostre vite infiniti secondi traboccanti di vita.
Come il tempo anche i luoghi attraversati sono ormai un unicum ininterrotto, un filo sottile ma resistente che nemmeno le ridicole barriere imposte dall’uomo sono riusciti a dividere.
E poco importano i tanti cancelli, reti o i tanti timbri e visti nei nostri passaporti: una montagna fra Turchia e Iran o un deserto fra Turkmenistan e Uzbekistan, resteranno sempre e solo una montagna o un deserto, per chi come noi se li è sentiti sulla pelle e negli occhi. Il resto sono solo chiacchere, tentativi dei vari stati di darsi una legittimità facendo credere di potersi appropriare di cose che non riusciranno mai ad avere.
Restano i popoli, quelli si, e ancora di più le persone che formano questi popoli. Persone che ci siamo accorti ancora una volta, siano essi serbi, turchi, kazaki, o cinesi in uno qualsiasi dei villaggi in cui ci siamo fermati, hanno gli stessi tratti delle persone di tutto il mondo, abbiamo trovato il vecchio saggio, il taciturno, l’ubriacone, il bambino sorridente. E non per una loro naturale predisposizione all’accoglienza o per una innata bontà rispetto a noi, ma perché, vivendo con uno stile di vita ancora semplice e genuino, hanno conservato quella spontaneità nel comportamento umano che noi, con tutte le maschere che ci siamo attaccati o che ci siamo fatti attaccare addosso, abbiamo ormai perso, come abbiamo perso gran parte del piacere della naturalezza del vivere, sia nei modi che nei sentimenti.
Non siamo più quelli di prima ormai, e anche se noi siamo e resteremo sempre veneti, dopo questo viaggio, una parte di noi sarà anche serba, bulgara, turca, iraniana, turkmena, uzbeka, kazaka, cinese.
I mondi che si sono dischiusi al nostro passaggio resteranno per sempre dipinti e scolpiti dentro di noi e, lasciateci illudere, forse anche ad ogni persona che abbiamo incontrato, rimarrà nel cuore un po' di veneto.
Ostrega in tour è finita, andate in pace…ma no massa distanti!

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