giovedì 20 agosto 2009

14 agosto 2009 Samarcanda - Taraz (Kazakistan)

Partiamo all'alba da Samarcanda con direzione Taraz. Le strade Uzbeche lasciano alquanto a desiderare, non tanto per la larghezza ma per il fondo stradale... sembra di essere sul tagadà.
Alle 12.00 arriviamo alla frontiera Uzbeco - Kazaka. Qui, come di consueto in Asia Centrale, la dogana sembra una sorta di villa chiusa da un alta cancellata.
Siamo l'unica corriera, il traffico è costituito solo da Tir con targhe dell'Asia Centrale ma anche della Turchia e della Russia. Ci facciamo largo a fatica tra i camion, fino ad arrivare davanti al cancello d'entrata.
Le formalità doganali durano alcune ore, c'è molta confusione ed il clima è torrido. Il tutto è aggravato dalle ben note patologie gastriche che ci stanno affliggendo in questi giorni... insomma un inferno.
Quando il doganiere, finalmente, ci dà il via ed apre il cancello scoppia un'ovazione liberatoria... siamo in Kazakistan.
Appena usciti uno spettacolo anni 30. Strada in terra battuta e tantissima polvere. Persone che vendono di tutto dalle bibite al pane al cambio nero.
Il viaggio continua, le strade sono sempre dissestate ma in via di miglioramento, e la loro bruttezza è ampiamente mitigata dai paesaggi incantevoli che variano rapidamente dal semiarido al verde per poi tornare semidesertico con sullo sfondo montagne rocciose.
Ci fermiamo a cenare in una cittadina lungo la strada verso le 21.00. Arriviamo a Taraz alle 2.10 del mattino.
Si nota subito la differenza tra il Kazakistan e le repubblche ex sovietiche che lo procedono lungo il nostro cammino.
In primo luogo la lingua ufficiale di questo stato, a partire dall'indipendenza del `92 è il Kazako, ma nessuno lo parla, tutti parlano, in realtà russo.
Il Kazakistan è uno stato molto più ricco, anche di risorse, qui c'è abbondante petrolio, oro, metano. Le città sono puite e ben curate e, accanto ai consueti carretti trainati da asini, anche auto lussuose.
Qui si vede ben marcata la lacerazione che deriva dal passaggio da un'economia "socialista" al c.d. "libero mercato".
Villaggi poverissimi, vecchiette che svendono prodotti d'artigianato fatti a mano a pochi dollari, mendicanti, si alternano a brutali manifestazioni degli eccessi del capitalismo: limousine lunghe tanto quanto la ns. corriera, ville, macchine lussuose.
Qui, forse, si vede l'essenza stessa del capitalismo, meno marcato in europa dove la ricchezza è più ampia ed il mercato è, in forme diverse, sempre esistito. Qui lo si vede nella sua autentica natura. E se, con la caduta del regime, da una parte si sono finalmente restituite a questa gente le loro fondamentali libertà e diritti, dall'altra, come nella maggior parte delle realtà ex sovietiche, si sono create le basi di quel divario sociale che oggi affligge questi paesi.

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