martedì 25 agosto 2009

23 agosto 2009 Lanzhou - Xian

La tappa di oggi è di appena settecento chilometri ma il tempo previsto è infernale data la pioggia e le condizioni agghiaccianti della strada. Si tratta di un susseguirsi di stretti tornanti di montagna, alcune volte non asfaltati e costellati da voragini che ci impongono spesso di arrestarci per non veder volare una sospensione. Vi sono, inoltre, gallerie strette e non illuminate che, ancora una volta ci costringe ad arrestarci di continuo. l''inferno è aggravato dallo stile di guida dei cinesi di questa regione che spingono al massimo e sorpassano in qualunque punto, anche con sorpassi in tripla fila. Inoltre sia camion che corriere sorpassano anche in piena curva a prescindere dalla visibilità tutelandosi solo con ripetuti suoni di clacson. In seguito ad alcuni eccessi Tiziano si vede costretto a scendere dalla corriera per redarguire un autista che in seguito ad un sorpasso ceco ci costringe ad inchiodare per evitargli il frontale sicuro con l'altro mezzo pesante proveniente dall'opposta direzione. Ultimo ingrediente del delirio stradale sono dei sassi che dei ragazzetti con un fionda lanciano dai cavalcavia contro i veicoli.

Quello che attira la nostra attenzione è il fantastico paesaggio che si dispiega curva dopo curva.

Lunghi e profondi canyon modellano con dolcezza il bordo di tondeggianti colline verdi tutte coltivate a terrazzamenti, in modo da ampliare di molto la superficie coltivabile della zona altrimenti inospitale. In particolare l'immagine che ci fa sembrare di essere tornati indietro nel tempo è quella dei contadini che con il loro tradizionale cappello di paglia solcano il terreno con una rudimentale forma di aratro trascinata da una pariglia di buoi o, molto più spesso, di asini. In questi frangenti il nostro autobus e la nostra velocità contrastano parecchio il blando ma naturale ritmo di vita che da generazioni regola le giornate degli abitanti locali.

Anche qui, però, al nostro passaggio ampi sorrisi e saluti a braccia alzate ci fanno apprezzare la sincera spontaneità che impronta la vita e il lavoro di questa gente.

22 agosto 2009 Jiayuguan - Lanzhou

Partiamo alle 7.30 alla volta di Lanzhou. i mal di testa per gli eccessi della sera precedente si concentrano prevalentemente nei signori Stocco, Di Liberto, Piccolo e Giacomazzi le quali faccie mutano repentinamente come il paesaggio che da oggi si presenta non più come sconfinato ed arido ma verde e rigoglioso con terrazzamenti coltivati e tripudi di colori caldi; il paesaggio è inoltre caratterizzato da greggi di pecore, vacche, piccoli villaggetti dove si vende fritta e verdura e dove si percepisce ancora la semplice genuinità della vita bucolica da noi ormai cancellata dalla meccanizzazione e dalla tacnologia agricola volta a massimizzare il prodotto. Qui, invece, i campi sono piccoli e coltivati a mano da piccole famiglie di agricoltori con la c.d. agricoltura di sussistenza.
l'eroe della mattina, però, è il dott. Quarto che per non perdere il filo conduttore con la sera prima fa colazione con birra e grappa.
Pranzo in tipica locanda lungo la strada ed arrivo in serata nella splendida citta` di Lanzhou dove scorre il secondo fiume di tutta la Cina famoso per le sue esondazioni, il Fiume Giallo, nel cui alveo si sono sviluppati i primi insediamenti delle popolazioni cinesi. Ora a ricordare i primi insedianti è rimasto poco visto che sulle sue rive sono stati edificati alti grattaceli, campi da calcio e basket (sport nazionale), parco giochi e locali notturni.
Lo spettacolo del fiume giallo è ancora più suggestivo di notte... la prossima volta che torneremo qui lo vedremo. Infatti, nonostante i buoni propositi, la nostra serata decidiamo di trascorrerla in una via del centro ricca di bancarelle che cucinano varie pietanze locali molto delle quali di origine musulmana, a testimonianza della presenza musulmana anche nella regione del Gansu. Dopo cena ci rechiamo in un disco-pub frequentato solo da giovani tamarri cinesi, dove diveniamo, come al solito, fenomeno da baraccone pur comportandoci nella stessa maniera in cui ci comporteremmo in un nostro locale.
Anche questa notte le consuete 3 ore di sonno!!!

21 agosto 2009 Dunhang - Jiayuguan




La mattina ci rechiamo a vedere le celebri grotte di Mogao dichiarate patrimonio dell'Unesco per l'inestimabile valore delle sculture e dei dipinti buddisti contenuti al loro interno. La guida molto disponibile e preparata ci illustra il contenuto di dieci delle 730 grotte incavate della roccia. Oltre alla bellezza delle grotte, specialmente la prima che conteneva un Buddha scolpito di ben 37 metri di altezza, ci colpisce l'accurata ricostruzione storica del contesto. Pensate, hanno risoctruito fedelmente le staccionate in cemento armato tipiche degli albori della civiltà Buddista ma, soprattutto, hanno messo in pratica il primo insegnamento del Budda: rivestire porte e finestre con infissi in alluminio color marroncino giallo.
E' stato grande lo stupore della maggior parte di noi nell'osservare che i volti dei dipinti erano tutti di colore, cosa che ci risuotava poco comprensibile visto i tratti somatici e la pelle di colore chiaro che caratterizza la popolazione di questa regione. Ci viene spiegato che si tratta di un fenomeno di ossidazione del colore originariamente rosa.
Nella penultima grotta, invece, notiamo che sulle pareti tutte le facce sono state scalfite e le mani mozzate. Anche qui tutte le nostre congetture vanno rapidamente in fumo quando ci viene spiegato che ciò è avvenuto perchè in origine i volti e le mani erano ricoperte d'oro e negli anni sono state asportate un pezzo alla volta lasciando per sempre sfigurate delle bellissime icone: peggio per l'oro!
Dopo un piacevole pranzo ai piedi delle grotte alcuni di noi si lanciano in riflessioni religioso-filosofiche, senza peraltro venirne a capo, mentre gli altri, dopo lo sforzo mentale della mattina, preferiscono affrontare argomenti più caserecci.
Con la pance piene e con la mente sempre più vogliosa di conoscenza (carnale e non) l'ostrega bus prosegue fino al limite estremo della grande muraglia: jiayuguan.
Per visitare questo meraviglioso angolo di Cina non potevamo scegliere un momento migliore della giornata: il tramonto. Arriviamo, infatti, al sito alle sette e mezza di sera e non possiamo fare a meno di raggiungere l'apice del forte con il mezzo di trasporto più popolare e famoso di tutta la Cina: la bicicletta.
Questo era l'estremo apice della Grande muraglia dove finiva la Cina propriamente detta ed iniziava il regno dei barbari popolato da demoni e creature malefiche. Infatti, questo forte fungeva da torre di vedetta e luogo di controllo del confine.
Come gli antichi arceri anche noi ci cimentiamo nel tiro coll'arco.
Il panorama di terreni sconfinati e desolati con le montagne da sfondo che ammiriamo da questa mitica fortezza è accentuato e abbellito da un tramonto mozzafiato, forse il più bello di tutto il viaggio. Noi ce lo gustiamo in silenzio seduti tra le mura del forte.
Dopo un giornata intrisa di spiritualità, cultura, dolcezza e romanticismo e dopo esserci dedicati a Buddha, la sera decidiamo di mandarla a Budane (forma di meretricio locale).
Ci rechiamo, infatti, in un classico Karaoke cinese. Dove, al modico prezzo di dodici euro, veniamo fatti accomodare in una sala dove ci deliziano con whisky, the verde e birra. Passiamo quindi la serata a ballare e cantare... bellissima festa.

20 agosto 2009 Urumqui - Dunhuang



Siamo esattamente a due terzi del viaggio ed abbiamo superato i 10.000 Km.
Oggi partiamo alle 4.30 del mattino per la tappa più lunga: 1.050 chilometri. la tappa ci fa attraversare la parte meridionale del deserto del Gobi uno dei deserti più aridi ed estesi del pianeta. Non riusciamo a staccare il nostro sguardo dai finestrini e nemmeno il quotidino film riesce a distrarci dalla vista di questa sterminata distesa di sabbia e basse d'uno che fin'ora solo nei nostri sogni siamo riusciti a vedere. Per essere sicuro che non sia anche questo un sogno fermiamo la corriera per toccare con mano questa incredibile realtà ed anche per fotografare le mandrie di cammelli che bruca i pochi arbusti che affiorano in mezzo alla sabbia.
Agitati dalla nostra presenza (o forse anche dai nostri odori) alcuni di essi scappano correndo e attravesrando, come se niente fosse, la strada, mentre altri restano lì a farsi fotografare.
Probabilmente questo è l'unico paesaggio dell'intera odierna via della seta ad aver mantenuto esattamente le sembianze che notò e descrisse Marco Polo quando nel tredicesimo secolo solcò queste lande sconfinate.
I commenti si accavallano uno sull'altro tanto che se non fosse per il solito richiamo del clacson dell'autobus avremmo probabilmente passato ore intere a correre ed a contemplare questo paesaggio.
Ad ora di pranzo ci fermiamo per pranzo in un piccolo centro abitato. Praticamente si tratta di un caravanserraglio odierno: due distributori di benzina, un meccanico ubicato in una baracchetta ed una sorta di "locanda" (in realtà poco più di un officina con tavoli) a dir poco spartana dove ci viengono serviti spaghetti e the verde. Gli altri ospiti del luogo sono camionisti che trovano ristoro ed i passeggeri di uno sleeping bus cinese.
Oltre a magiare approfittiamo per far riparare la sospensione del sedile del guidatore, scoppiata a seguito dello sterrato di ieri.
Arriviamo a Dunhuang in serata Purtroppo il buio ci impedisce di vedere la dune di sabbia che circondano la città immersa nel deserto ed un tempo tappa obbligata delle carovane che provenivano dalla cina che qui trovavano ristoro ed approvvigionamento prima di attraversare il deserto.
Rimaniamo comunque piacevolmente colpiti dalla città per la gran vivacità di luci che lampeggiano sopra ogni negozio, locanda o bancarella di cibo locale, tutti elementi che più che una città Cinese immersa nel deserto ci ricordano le grandi capitali occidentali.
All'arrivo in albergo veniamo accolti con una grande insegna luminosa che recita in lingua cinese: Benvenuti ai Viaggiatori di oltre oceano del gruppo Ostrega!!
Nonostante la stanchezza troviamo comunque le energie per uscire ed andare a fare una cena a base di specialità locali: riso, carne di capra, spaghetti, verdure.
Dopo una passeggiata per la città andiamo a coricarci a parte pochi temerari che si recano ad un massaggio cinese, massacrante, prima di dormire.

19 agosto 2009 - Yining - Urumqui



Partiamo di buon ora alla volta del capoluogo dello Xinjang. Il paesaggio è sempre desertico o semidesertico ed anche le forme di vita che troviamo per strada sono molto rare. Dopo i primi chilometri di strada normale all'improvviso l'autostrada si interrompe bruscamente lasciando il posto ad uno sterrato infernale, le speranze che questa tortura duri poco viene subito meno appena la nostra guida Wang ci informa che durerà oltre sessanta chilometri che, vista la velocità media di venti-trenta chilometri all'ora, significa trascorrere almeno due ore fra sollecitazioni continue e una costante attenzione alle insidie del "manto stradale" (insoma in paroe povere ghe xe pì buse che strada). Il paesaggio però ci è di conforto, infatti l'iniziale deserto cede il passo a un paesaggio montagnoso prima brullo poi, un po' alla volta, sempre più verde, grazie ai rigogliosi ruscelli che discendono dalle innevate cime. Compaiono anche le prime Yurte (ovvero le case di origine mongola tipiche delle popolazioni nomadi dell'Asia Centrale) con i pastori e i greggi al pascolo. La polvere per la strada è veramente insopportabile e noi restiamo molto colpiti dalle condizioni di lavoro degli addetti alla costruzione della strada, ma soprattutto dalla stupefacente presenza di arnie e di venditori di miele ai bordi della polverosa mulattiera (perché questo è quello che abbiamo percorso cari amici lettori di diva e donna una mulattiera o, come dicono in cinese, una Cleuza De Ma).

Tratteniamo a fatica Denis dallo scendere dal bus per parlare del miele. Ma alla fine, grazie a due bottigliate (di vetro) in testa, di sua spontanea iniziativa desiste dall'intento.

Arriviamo verso le 18.00 nella città di Urumqi. Qui, fortunatamente, a causa del fuso orario unico in tutta la Cina, il sole tramonta dopo le dieci di sera, per cui ci troviamo ancora in piena luce.

La città è estremamente militarizzata, presidi militari sono presenti agli angoli di ogni strada. Nel parcheggio dell'hotel una cinquantina di militari in divisa ed una decina di camionette dell'esercito. Appena entrati in albergo udiamo, inoltre, lo scoppio di due deflagrazioni. Dalla finestra della camera uno scenario da caserma. Ogni dieci minuti arriva una nuova camionetta dell'esercito ed i militari, posati scudi e bastoni, fanno esercizi e flessioni per poi, riindossata la tenuta antisommossa, rimettersi in marcia.

I ragazzi in mimetica, poco più che bambini, malgrado il loro ingrato compito si distraggono qualche istante per dare un'occhiata sorridente ai trentadue occidentali che liberamente attraversano la città.

All'ingresso in hotel, inoltre, troviamo ad attenderci dei funzionari di polizia che provvedono a perquisire i nostri bagagli, fortunatamente la collezione di vibratori di Margherita De Benedetti AlessiNardi passa inosservata. Le dimensioni bovine non devono trarre inganno sulle abitudini della solerte ragazza che sa sfruttarli in maniera sapiente.

Ceniamo in un tipico ristorante con cucina tradizionale dove ci vengono servite diverse pietanze tutte molto piccanti: Tapanji (tipiche lasagne fatte in casa tagliate molto grosse) servite insieme a patate verdure, pollo e patate, frittata con pomodoro e spezie, verza saltata il tutto accompagnato con Pijio (birra) e grappa cinese a 52 gradi. Fra il piccante e la grappa non sentiremo più le labbra per diversi giorni.

Dopo cena breve passeggiata per a città per poi terminare la serata in un locale con musica dal vivo dove si beve whisky e birra e dove si gioca ai dadi. Qui, infatti, è un usanza consolidata giocare a dadi nei locali chiacchierando e bevendo qualcosa.

Al ritorno decidiamo di prendere un taxi. l'autista, come prima cosa, ci chiede la nostra provenienza e, constatando che siamo italiani ci spiega che se fossimo stati Uiguri non ci avrebbe fatto salire.

La situazione tra le due etnie, infatti, qui ad Urumqui, città teatro degli scontri del mese scorso, è piuttosto tesa ed è l'esercito a tenere fisicamente separate le due etnie. Diversamente ad Yining la situazione si presentava tranquilla e la convivenza tra Uiguri ed Han del tutto serena.
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