


Il peggior risveglio sino ad oggi: a colazione ognuno espone le patologie che l'hanno afflitto durante la notte ... un lazzaretto. Sette - otto persone colpiti dalla dissenteria, tre con la frebbre, uno con il vomito... Scominsiemo ben! Lasciata la cittа di Mashad ci dirigiamo verso la dogana che separa la Repubblica Islamica dell'Iran dal Turkmenistan e dall'Asia Centrale. Come sempre i Kilometri che precedono la frontiera sono i piu' poveri. Le strade si fanno strette e dissestate il paesaggio arido e costellato di villaggi costrituiti di abitazioni di terra e paglia, dove le strade sono di sassi ed i mezzi di trasporto asini, carretti ed, al massimo, qualche vecchia motocicletta. Durante una breve sosta nei pressi di uno di questi villaggi veniamo raggiunti da un rgazzino a cavallo di un asino, come sella un vecchio tappeto sgualcito, e come "frusta" un pezzo di copertone. Il ragazzino si avvicina lentamente, intimidito, solo al nostro segnale rompe il ghiaccio e ci raggiunge. La conversazione si limita ad uno scambio di sorrisi e di strette di mano. In pochi minuti siamo circondati di ragazzini provenienti dal villaggio che vogliono vederci e farsi fotografare. Regaliamo loro dei cappellini... ci ringraziano elettrizzati e felici con un tripudio di sorrisi. Giunti alla cittа che precede la dogana cerchiamo un internet point per preparare alcuni documenti necessari all'attraversamento frontaliero. Forse la vistositа del nostro autobus, forse le macchinette fotografiche, pero', attirano l'attenzione di un agente in borghese che chiede di seguirlo con l'autobus fino alla stazione di polizia. Sono attimi di comprensibile tensione e di timore. Arrivato sul posto spieghiaamo il motivo del nosto viaggio e che non siamo ne giornalisti ne spie. Era la c.d. Polizia religiosa.
In una mezzoretta ci lasciano andare... solo allora tiriamo un sospiro di sollievo.
Ci rechiamo quindi, finalmente, alla dogana. Due di noi, Paolo M. e Fabio P., per problemi con i visti, sono costretti a prendere un taxi per Mashad, da lì prenderanno un aereo per Teheran dove otterranno il visto e prenderanno l'aereo per raggiungerci direttamte in Uzbekistan. La frontiera che dobbiamo attrraversare, una dogana secondaria, costituita da un cancello, fortunatamente aperto, posto in una stradina chiusa... piu' che una frontiera sembra il parcheggio di una fabbrica.I doganieri ci fanno notare che la froinitera Turkmena chiude alle 18.00 e, quindi, occorre attendere il giorno dopo per passare. Su nostra insistenza, i doganieri decidono di aiutarci, e mobilitano tutti gli uomini per sbrigare quanto prima le formalitа doganali per permetterci di passare in giornata. Noi stiamo in piedi, sotto il sole, alle nostre spalle l'edificio militare che rappresenta l'entrata e l'uscita dall'Iran, davanti a noi un ponte di ferro a senso unico alternato con alla fine la sagoma di un militare in divisa è l'entrata del Turkmenistan. Dopo minuti di incomprensibile frenesia... riusciamo a passare il ponte, siamo alla frontiera Turkmena. Ci accolgono i militari in divisa mimetica, i tratto soimatici sono completamente diversi da quelli medio orientali: occhi a mandarla, carnagione scura, lineamenti tipici mongoli. La lingua parlata è turcofona, e viene utilizzato l'alfabeto latino, ma l'inflessione russa. Ci naccoglie una signora in divisa che parla un ottimo inglese, la divisa richiama quelle dell'Unione Sovietica. Prima di tutto si scusa spiegandoci che si tratta di una piccola dogana e che vi saranno delle lungaggini. Le promesse vengono mantenute a pieno. Controllo passaporti, documenti dell'autobus, valigie, ma soprattutto occorre attendere che venga qualcuno a prenderci dall'Albergo giа prenotato a Mary .Infatti in TUrkmenistan i turisti devono essere accompagnati sempre da una guida locale. Le ore in frontiera, ad ogni modo, passano serene mangindo anguria e chiacchierando. Ci siamo solo noi ed i doganieri, ormai la frontiera è chiusa da ore. Gli agenti sono molto gentili ci offrono acqua, biscotti, persino un pacchetto di sigarette. Si sono esattamente invertite le parti rispetto alle precedenti frontiere. Alle ore 21.00 arriva il signore dell'albergo, ci vengono quindi restituiti i passaporti... benvenuti in Turkmenistan. Appena partiti ci ferma subito la polizia. L'iniziale preoccupazione si placa subito quando comprendiamo che i gendarmi non vogliono controllare ulteriormente l'autobus, allungando ancora i tempi, ma vogliono scortarci. I 250 Km che ci separano da Mary, sconnessi, a tratti quasi sterratri, senza nessun tipo di indicazione ne orizzontale ne verticale li percorriamo dietro alla macchina della polizia che, lampeggianti e sirene spiegate, chiede strada agli altri automobilisti per farci passare. Arriviamo in albergo alle 2.00 di notte. Gli albergatri ci hanno preparato una cena spartana ma molto buona: zuppa di pollo e bistecca con patate e soprattutto, dopo 4 giorni, una bella birra da mezzo fredda ed una bottiglia di Vodka. Fantastico! Andiamo a letto stanchi ma contenti. Siamo ormai in Asia centrale. Lasciandoci alle spalle l'Iran continuamo a pensare a quello che abbiamo visto, alle persone che abbiamo incontrtato, alle storie che abbiamo sentito. Dal ragazzo conosciuto a Theran con il naso rotto per le manganellate ricevute durantre le manifestazioni, ma comunque sorridente e positivo, che ci racconta dei problemi e delle assursditа del regime teocretico e ci dice che, secondo lui, lo stesso cadrа se le manifestazioni continueranno e ci assicura che lui continuerа a manifestare. Un ragazzo come tanti, uno studente che lotta ogni giorni per il bene della sua gente rischiando anche la vita... Il ragazzo di un negozietto sperduto lungo la strada per Mashad che dopo le presentazioni e le foto di rito ci chiede, con triste ironia, se vogliamo portarlo con noi in Italia o se, ancor meglio, vogliamo scambiarci i passaporti e prendere reciprocamente gli uni il posto dell'altro. O ancora la studentessa conosciuta alla dogana Turco-Iraniana con gli occhi tristi ma ancora non completamente sconfitti che ci chiede sbigottita, mettendosi le mani sulla testa, il motivo per cui andiamo in Iran. Tante piccole storie, alcune volte nascoste dietro un velo, che ci danno il portato di un paese spaccato: da una parte il popolo, la gente aperta cordiale incredibilmente ospitale ed in grado di farti sentire sempre e comunque a casa tua; dall'altra il potere, lo stato, il regime, tristemente in grado di controllare un popolo e di tenerlo sottoposto a divieti ed umiliazioni. Da una parte uno stato ricchissimo, pieno di risorse, molto sviluppato e, dall'altro, una popolazione divisa tra ricchi benestanti che possono aver accesso alla miglior istruziuone, lasciare il paese oppure rimanere occupando i ruoli lavorativi più prestigiosi; dall'altra i poveri che non hanno, o sembra non possano avere, ad oggi, possibilitа di riscatto. Come quel ragazzino a bordo dell'asinello che forse passerа tutta la vita in quel villaggio continuando a chiedersi che fossero quegli stranieri a bordo di quella corriera e dove fosse questo paese chiamato italia mentre noi continueremo le nostre vite solo un po' meno ignari di ciò che ci circonda fuori dal nostro orticello.
9 commenti:
A parte i caratteri cirillici seminati nel testo.
Avanti ragazzi, Fabio P. e uomo delle maglie invernali per i tornei estivi di calcio, fate presto che il gruppo avrà bisogno di voi...
Io ho sentito che il miglior rimedio per la dissenteria è "un moraro in un prà", se lo trovate fatene buon uso...
Forza Ragazzi!
Corazzata Ostrega! siete ormai a metà percorso...FORZA RAGAZZI!!!
mi han commosso i racconti sulle persone conosciute in iran, soprattutto quella dello studente con il naso fratturato da manganellate!!chissa che i riflettori del mondo nn si spengano sulla lotta del popolo iraniano x la liberta!
buon viaggio e avanti tutta!!!:)
fra p.
cioa dario cais!!!!ti pensiamo
tt bene x i ragazzi che avevan avuto problemi con il visto?ciao e b viaggio!
francesca poglie.
un abbraccio a dario dal marghera group!:)
grandi ragazzi!
vi seguo ogni giorno e grazie ai vostri racconti è un po' come viaggiare con voi!
gavè insegnà a xogar a carte a chel netto del kais?! by beppo
gavè insegnà a xogar a carte a chel netto del kais?! by beppo
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